ARTICOLI CONTRO L'ABORTO-ARTICOLI CHE DICHIARANO L'ABORTO UN CRIMINE CONTRO L'UMANITA'-ARTICOLI CHE SPIEGANO CHE IL FETO E' UNA PERSONA DOTATA DI UN'ANIMA SPIRITUALE.

sabato 24 gennaio 2009

IL PRESIDENTE BARACK OBAMA ABORTISTA


WASHINGTON - La rivoluzione Obama comincia ad abbattere i primi pilastri dell'era Bush. A poche ore dall'insediamento, il presidente democratico sta per siglare lo sblocco dei fondi federali ai gruppi internazionali che promuovono o effettuano l'aborto. Il provvedimento era stato già preannunciato nel programma di Obama come una delle prime misure ad essere varate. L'attuale legislazione impedisce che il denaro dei contribuenti americani - di solito attraverso il canale dell'Agenzia per lo Sviluppo internazionale - sia utilizzato a vantaggio di organizzazioni di pianificazione familiare che offrano operazioni di interruzione di gravidanza o facciano opera di informazione, consulenza e indirizzamento a strutture che effettuano gli aborti. Conosciuta anche come "Global gag rule" o "Mexico City Policy", è stata introdotta per la prima volta ai tempi della presidenza Reagan (nel corso di una conferenza Onu nella capitale messicana nel 1984) e poi revocata e reintrodotta dalle successive amministrazioni democratiche e repubblicane. Bill Clinton l'aveva revocata nel 1993, ma era tornata come uno dei primi atti di George W. Bush al suo primo ingresso alla Casa Bianca nel 2001. Obama ha scelto di firmare il provvedimento in un'occasione di "basso profilo" - dice l'Associated Press - il giorno dopo il 36esimo anniversario, celebrato ieri, della famosa sentenza Roe v. Wade con cui la Corte Suprema legalizzò l'aborto. Il provvedimento non è una sorpresa, dal momento che sia Obama sia il segretario di Stato Hillary Clinton, che sovraintende agli aiuti internazionali, l'avevano introdotto tra le loro promesse in campagna elettorale. Ma nelle primissime ore della sua presidenza, finora, Barack Obama ha scelto sì di rovesciare le politiche Bush ma sempre su argomenti abbastanza condivisi, come la necessità di chiudere il campo di prigionia di Guantanamo o rendere più trasparenti i documenti pubblici.
Le associazioni antiabortiste si sono scatenate e i vescovi si sono detti "molto preoccupati per il deciso sostegno di Obama al diritto all'aborto". Ai microfoni della Radio Vaticana il vescovo di Orlando, monsignor Thomas Gerard Wenski, ha detto che "i vescovi sono impegnati a convincere la gente a contattare i rappresentanti in Congresso affinché si oppongano a qualsiasi iniziativa legislativa tesa ad ampliare il diritto all'aborto".


(Repubblica.it 23 gennaio 2009)

http://iosonoconvoiognigiorno.blogspot.com/2009/01/obama-tornano-i-fondi-alle-lobby-pro.html

martedì 16 dicembre 2008

Si accende la polemica sulla nuova pillola Ru486

14 dicembre 2008
Si accende la polemica sulla nuova pillola Ru486



«La prossima somministrazione della pillola Ru486 in Italia impone a tutti il dovere di informare correttamente le donne italiane che intenderanno farne uso». Il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, interviene nel dibattito sull'utilizzazione di questa pillola abortiva anche in Italia, ipotesi che è stata duramente criticata dal cardinale Javier Lozano Barragan, presidente del dicastero vaticano per la pastorale sanitaria.

Il ministro Meloni ha sottolineato che si tratta «di un farmaco potenzialmente pericoloso per la loro salute (delle donne, ndr), la cui vendita è stata autorizzata dall'agenzia farmaceutica in virtù di un accettabile rapporto costi-benefici purché il suo impiego sia coerente con la legge 194 e purché sia previsto esclusivamente in ambito ospedaliero. Ciò vuol dire che si è ritenuto questo farmaco non più pericoloso della tecnica normalmente usata per gli aborti, ma sempre di aborto si tratta».

Sulla stessa linea la deputata del Pdl, Isabella Bertolini, che parla di «kill pill» e ricorda che «chi ha a cuore davvero la salute delle donne italiane non può che essere contrario all'introduzione della Ru486».
Intanto Guido Rasi, direttore generale dell'Aifa, l'agenzia italiana del farmaco, ha annunciato che entro il 19 dicembre il consiglio di amministrazione dell'Agenzia esaminerà la questione Ru486. Dall'incontro potrebbe uscire il via libera al farmaco, la cui somministrazione è previsto che avvenga in ospedale. Il Governo, ha chiarito Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare, non può impedire l'introduzione della pillola, che - ricorda Roccella - è stata autorizzata dal comitato tecnico scientifico dell'Aifa durante il Governo Prodi.

«Siamo delusi dall'incomprensibile inerzia del governo nei confronti della Ru486. Dopo sette mesi non solo l'esecutivo non è stato in grado di impedire l'introduzione della pillola abortiva ma anche la sospensione delle linee guida sulla legge 40 e i nuovi regolamenti per una più corretta applicazione della 194 sono rimasti lettera morta» ha commentato il deputato Udc Luca Volontè.


14 dicembre 2008
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2008/12/Pillola-polemica-Ru486.shtml?uuid=a9956bba-c9f1-11dd-bdaf-ab013e6d2ce1&DocRulesView=Libero

lunedì 1 dicembre 2008

ABORTO: VATICANO, E' BARBARIE MODERNA CHIEDERE CHE DIVENTI DIRITTO UNIVERSALE

ABORTO: VATICANO, E' BARBARIE MODERNA CHIEDERE CHE DIVENTI DIRITTO UNIVERSALE

ultimo aggiornamento: 01 dicembre, ore 14:36
Citta' del Vaticano, 1 dic. (Adnkronos) - E' una barbarie moderna chiedere che l'aborto diventi un diritto umano universale dell'uomo. E' quanto afferma mons. Celestino Migliore in merito alla discussione cui sara' chiamata l'Assemblea generale delle Nazioni Unite, il prossimo 10 dicembre, per aggiungere l'aborto ai diritti universali dell'uomo. La richiesta avanzata da un gruppo di organizzazioni favorevoli all'aborto, ''e' triste e indignante - ha detto all'agenzia cattolica francese I-Media mons. Migliore, osservatore della Santa Sede presso le Nazioni Unite - perche' questa iniziativa lavora in favore dello smantellamento del sistema dei diritti umani, in quanto ci porta a riorganizzarne l'enunciazione e la protezione attorno non piu' a diritti, ma a scelte personali''.
''Rappresenta - ha aggiunto - l'introduzione del principio homo homini lupus, l'uomo diventa un lupo per i suoi simili''. ''Questa e' la barbarie moderna che, dal di dentro - ha spiegato il rappresentante del Vaticano - ci porta a smantellare le nostre societa'. Esistono controtendenze motivate, convinte e determinate che dobbiamo sostenere e incoraggiare''.





http://www.adnkronos.com/IGN/Cronaca/?id=3.0.2772458162



SI SAPEVA DA SETTEMBRE

Europarlamento choc: aborto-diritto
Scritto da Administrator
lunedì 08 settembre 2008
È quanto indica una controversa risoluzione comune approvata ieri dal Parlamento europeo, con 394 voti favorevoli e 182 contrari. Il testo fa riferimento al quinto degli otto Obiettivi del millennio, definiti dalle Nazioni Unite nel 2000 per eradicare, entro il 2015, la povertà, le malattie e il sottosviluppo nel mondo. Il documento, presentato dai gruppi socialisti, verdi, comunisti e liberali dell'Assemblea in vista della conferenza mondiale Onu del 25 settembre prossimo, chiede fra l'altro investimenti per infrastrutture sanitarie, formazione di personale medico in Africa e Asia, « formazione delle donne » in chiave preventiva. La risoluzione, contestata dal Partito popolare i cui deputati in maggioranza hanno votato contro o si sono astenuti, è stata modificata in aula con l'approvazione di alcuni emendamenti: uno di questi afferma la necessità di una maggiore diffusione della contraccezione mediante preservativi per evitare « malattie e gravidanze indesiderate » ; un altro emendamento fa invece riferimento alla « possibilità di aborto legale e sicuro » per contrastare la mortalità materna nei Paesi poveri.
«È un'altra spinta in direzione abortiva del Parlamento europeo - spiega ad Avvenire il vicepresidente dell'Assemblea Mario Mauro -, ma si tratta di un pronunciamento che non avrà conseguenze pratiche, in quanto privo di basi giuridiche. È un "auspicio" da parte del sedicente schieramento ultraprogressista, che allontana ancor più chi diffida di un'Europa insensibile alla difesa della vita ».
Parere negativo sulla risoluzione è stato espresso da monsignor Giuseppe Merisi, rappresentante della Cei nella Comece, organismo che raggruppa gli episcopati della Ue: « Accanto ad alcuni elementi positivi - afferma Merisi -, il testo ne contiene altri assolutamente negativi, come quello del riferimento all'aborto presentato come diritto. Purtroppo, sui temi della difesa della vita come su quelli della famiglia e altri ancora esiste una sensibilità diffusa, presente come si vede anche nel Parlamento europeo, che privilegia i diritti della libertà individuale contro e oltre i grandi valori della vita e della dignità umana. Occorre maggior impegno - è l'invito di monsignor Merisi - per sensibilizzare le coscienze e le istituzioni su queste tematiche essenziali ». ( R. E. )
Avvenire 5 settembre 2008

http://www.farmaciadellastazione.com/rassegna-stampa-medico-farmaceutico/news-farmaceutiche/europarlamento-choc-aborto-diritto.html

lunedì 24 novembre 2008

Contro l'aborto spedite alla stampa bambole e sangue

In Sicilia
Contro l'aborto spedite alla stampa bambole e sangue

Gaetano Mineo
PALERMO Bambole insanguinate ed interiora di animali per riportare al centro dell'attenzione la legge sull'aborto. È la macabra modalità scelta da Forza Nuova che, per contestare la legge 194, ha inviato pacchi dal contenuto agghiacciante alle redazioni di giornali, tv e agenzia di stampa di Palermo.


Gli autori delle macabre azioni sono stati identificati dai carabinieri. Anche perché avevano indicato il loro vero recapito e nome sul pacco. Si tratta di Giuseppe Provenzale, coordinatore regionale siciliano di Forza Nuova e l'attivista Massimiliano Ursino, 32 anni, che avrebbe provveduto al confezionamento dei pacchi stessi. La Procura di Palermo ha aperto un fascicolo per accertare o meno la sussistenza di ipotesi di reato. L'iniziativa di Forza Nuova, che di certo ha almeno raggiunto l'effetto pubblicitario sperato, ha provocato sconcerto nel mondo politico. E non solo. Il presidente del Senato, Renato Schifani parla di «un grave ed inqualificabile gesto», esprimendo solidarietà alle redazioni palermitane «che da anni svolgono il loro lavoro di informazione con serietà e competenza». Di «inquietante e intollerabile forma di violenza» parla, invece, il presidente della Camera, Gianfranco Fini, secondo cui quanto accaduto deriva «da un fanatismo che desta allarme nelle istituzioni e in tutti coloro che credono nel confronto libero e democratico».
Anche dall'opposizione arrivano alcune reazioni. Come quella del segretario del Pd, Walter Veltroni, per il quale «si tratta di un'iniziativa vile e inquietante, soprattutto perché avviene in un clima che rende ancor più pericolosi e drammatici simili episodi». Sulla stessa linea anche il leader di Idv, Antonio Di Pietro, che parla di una campagna «inquietante perché, chi tenta di ostacolare e minacciare l'informazione, mina alla radice la nostra democrazia».



20/11/2008

http://iltempo.ilsole24ore.com/interni_esteri/2008/11/20/954252-contro_aborto_spedite_alla_stampa_bambole_sangue.shtml

GB: A 18 ANNI INCINTA DI 2 GEMELLE SIAMESI, RIFIUTA ABORTO

GB: A 18 ANNI INCINTA DI 2 GEMELLE SIAMESI, RIFIUTA ABORTO
Roma, 24 nov. - (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Laura Williams, britannica, ha appena 18 anni e sta per diventare mamma. Sara' la piu' giovane madre, nel Regno Unito, di due gemelle siamesi che dovrebbero nascere questa settimana con parto cesareo. Una nascita non priva di rischi. Solo una coppia su 4 di queste gemelle speciali, che condividono parti del loro corpo e organi, sopravvive nelle prime 24 ore. Eppure Laura non si arrende e vuole essere ottimista: ha deciso di non abortire, nonostante il consiglio dei medici, e ha scelto i nomi delle piccole: Faith e Hope (i beneaugurali Fede e Speranza). La donna e il marito, Aled, stanno per volare a Londra, dove avverra' il cesareo. Le nasciture sono unite dallo sterno all'ombelico, ma ognuna ha il suo piccolo cuore che batte separatamente. Laura, arrivata alla 35esima settimana, racconta sul 'Mail on Sunday' che i medici le avevano prospettato la possibilita' di considerare un'interruzione volontaria di gravidanza, dopo aver visto le condizioni delle bimbe con un'ecografia alla dodicesima settimana. La chance di sopravvivenza di gemelli siamesi sono piuttosto basse e spesso i camici bianchi sono costretti a sacrificarne uno per salvare almeno chi ha piu' probabilita' di superare il parto e i giorni successivi. "A volte penso al peggio - confessa la giovane futura mamma - cosi' sono preparata a qualunque cosa possa accade. Ma se andra' tutto bene, saro' davvero felice. Se sono venute al mondo e hanno fatto tutta questa strada, dobbiamo sperare che facciano anche il resto", afferma riferendosi alle piccole. (segue)
(Sal/Pn/Adnkronos)

24-NOV-08 14:50



http://iltempo.ilsole24ore.com/adnkronos/?q=YToxOntzOjEyOiJ4bWxfZmlsZW5hbWUiO3M6MjE6IkFETjIwMDgxMTI0MTQ1MDI4LnhtbCI7fQ==

mercoledì 24 settembre 2008

Boom della pillola del giorno dopo

Allarme aborti tra le giovanissime
Boom della pillola del giorno dopo
Più che raddoppiate (+ 59%) in sei anni le vendite della pillola del giorno dopo. A prenderle sono donne dai 14 ai 20 anni nel 55% dei casi. Crollano le vendite dei preservativi

ROMA, 24 settembre 2008 - Aumentano in Italia i consumi della pillola del giorno dopo fra le più giovani, ma non degli altri contraccettivi. Le vendite del contraccettivo d'emergenza hanno registrato un +59,5% dal 2001, anno dell'arrivo in commercio, al 2007: in particolare, si è passati da 320 mila scatole nel 2006 alle 374 mila dello scorso anno. A prenderle sono donne dai 14 ai 20 anni nel 55% dei casi.

Cala, invece, l'uso del preservativo, e non certo per il prezzo: dopo un pesante ribasso, si nota una lieve ripresa negli anni 2006-07, ma ancora molto lontana dal picco di massima protezione del periodo 1995-99. Solo un 20% di donne, infine, assume la pillola.


Sono i dati illustrati dagli esperti, in una conferenza a Londra in vista della Giornata mondiale della contraccezione, che si celebra il 26 settembre. «Dalle gravidanze indesiderate si corre ai ripari solo dopo aver rischiato - sottolinea Alessandra Graziottin, direttore del Centro di ginecologia e sessuologia medica dell'ospedale san Raffaele Resnati di Milano - ma non prima, con un'assunzione di responsabilità condivisa. Non ci si protegge però dalle malattie sessualmente trasmesse».

http://quotidianonet.ilsole24ore.com/salute/2008/09/24/120587-allarme_aborti_giovanissime.shtml

lunedì 4 agosto 2008

LA PILLOLA DEL GIORNO DOPO-ALLE DONNE VA DETTA LA VERITA'

La pillola abortiva del giorno dopo 1290 18/10/2005

ALLE DONNE VA DETTA LA VERITÀ

SULLA PILLOLA DEL GIORNO DOPO

Marina Corradi - Avvenire 23/09/05

L'alt alla sperimentazione della pillola abortiva Ru 486 imposto dal ministro alla Sanità sarebbe una reazione cattolica «alla pretesa delle donne di abortire senza una adeguata dose di sofferenza», secondo Miriam Mafai. «Un accanimento contro le donne», per la responsabile femminile dei Ds, Barbara Pollastrini. Dunque, "le" donne italiane pretendono il diritto all'aborto chimico e il Potere si accanisce contro "le" donne. Parrebbe, a leggere i quotidiani, che queste signore, insieme ad altre come Margherita Boniver («L'ennesimo tentativo di colpevolizzare le donne»), insomma a un drappello di femministe di lungo corso con scarso ricambio generazionale, rappresentino l'intera popolazione femminile italiana: che insorge contro l'obbligo dell'aborto chirurgico, là dove è ormai possibile prendere una pillola e risolvere il problema in maniera più "soft".
Al di là delle ragioni cliniche che hanno indetto il ministero a bloccare la sperimentazione, emerge fra le righe l'apprezzamento per questo aborto che farebbe soffrire di meno, e perciò sarebbe oggetto del veto catto-reazionario. Ciò che una ragazza che ascolti impara è che esiste un modo di interrompere la gravidanza "semplice", mandando giù una pillola, e che invece la si vuol costringere alla sala operatoria, in una mistica del dolore.
Quanto invece le Mafai e le Pollastrini non dicono è che quella pillola ci mette ben tre giorni, a liberarti del figlio che aspetti. La prima dose blocca i recettori del progesterone, l'ormone che sviluppa il tessuto uterino. Quando, 48 ore dopo, l'embrione è morto, la seconda parte del trattamento ne provoca l'espulsione. In tutto, tre giorni per un'agonia dentro se stesse. Tre giorni che possono essere interminabili, per tutte le donne che a quell'aborto sono arrivate magari per solitudine, o paura, o povert à, ma sanno che comunque ciò che stanno perdendo era un figlio - per quelle che chiamano le cose con il loro nome. Davvero è meglio questa lunga dolorosa attesa piuttosto del taglio netto di un intervento? Davvero conta così poco ciò che passa nei pensieri di una donna in quel silenzioso aspettare che la vita che stava crescendoti dentro, eliminata chimicamente, abbandoni il tuo corpo? Perché dire questa bugia a una generazione di ragazze, che, non sapendo, penseranno all'aborto in pillola come a qualcosa di più sopportabile, e saranno magari tentate - non sapendo - di usarlo come un estremo anticoncezionale d'emergenza?
L'altra mistificazione, sta in quella pretesa del drappello tardofemminista di parlare a nome "delle" donne. La pretesa delle donne di abortire senza sofferenza, «accanimento contro le donne», dicono, con la sottesa affermazione di essere portavoce dell'universo femminile tutto. Come se tutte le donne, in quanto tali, fossero schierate dietro di loro. Il che ricorda l'appello di Emma Bonino a pochi giorni dal referendum: "le" donne portino mariti, fratelli, figli a votare. A votare come la Bonino, sottinteso: immaginando ancora questa monade femminile, obbedientemente allineata nei dogmi del vecchio femminismo.
E, il giorno dopo, qualcuna a lamentarsi: «Le donne non hanno capito, le donne ci hanno tradito». In realtà, quelle donne avevano capito benissimo, e semplicemente non si riconoscevano né in quella battaglia, né nelle loro pretese rappresentanti. Dietro le alfiere del femminismo, erano rimaste in poche. Perché oggi ci sono tante donne diverse: cattoliche, o laiche ma con precise convinzioni sulla maternità. Ci sono e sono tante quelle che hanno abortito, e vorrebbero non averlo fatto. Ci sono quelle che non sanno ancora, e a cui non è giusto raccontare storie di aborto "semp lice". Di modo che, quando si sente una del solito drappello intonare il lamento: «È contro le donne», sarebbe opportuno dirle di parlare per sé e per quelle che davvero rappresenta. Ma non, per favore, in nostro nome.


L'alt alla sperimentazione della pillola abortiva Ru 486 imposto dal ministro alla Sanità sarebbe una reazione cattolica «alla pretesa delle donne di abortire senza una adeguata dose di sofferenza», secondo Miriam Mafai. «Un accanimento contro le donne», per la responsabile femminile dei Ds, Barbara Pollastrini. Dunque, "le" donne italiane pretendono il diritto all'aborto chimico e il Potere si accanisce contro "le" donne. Parrebbe, a leggere i quotidiani, che queste signore, insieme ad altre come Margherita Boniver («L'ennesimo tentativo di colpevolizzare le donne»), insomma a un drappello di femministe di lungo corso con scarso ricambio generazionale, rappresentino l'intera popolazione femminile italiana: che insorge contro l'obbligo dell'aborto chirurgico, là dove è ormai possibile prendere una pillola e risolvere il problema in maniera più "soft".
Al di là delle ragioni cliniche che hanno indetto il ministero a bloccare la sperimentazione, emerge fra le righe l'apprezzamento per questo aborto che farebbe soffrire di meno, e perciò sarebbe oggetto del veto catto-reazionario. Ciò che una ragazza che ascolti impara è che esiste un modo di interrompere la gravidanza "semplice", mandando giù una pillola, e che invece la si vuol costringere alla sala operatoria, in una mistica del dolore.
Quanto invece le Mafai e le Pollastrini non dicono è che quella pillola ci mette ben tre giorni, a liberarti del figlio che aspetti. La prima dose blocca i recettori del progesterone, l'ormone che sviluppa il tessuto uterino. Quando, 48 ore dopo, l'embrione è morto, la seconda parte del trattamento ne provoca l'espulsione. In tutto, tre giorni per un'agonia dentro se stesse. Tre giorni che possono essere interminabili, per tutte le donne che a quell'aborto sono arrivate magari per solitudine, o paura, o povert à, ma sanno che comunque ciò che stanno perdendo era un figlio - per quelle che chiamano le cose con il loro nome. Davvero è meglio questa lunga dolorosa attesa piuttosto del taglio netto di un intervento? Davvero conta così poco ciò che passa nei pensieri di una donna in quel silenzioso aspettare che la vita che stava crescendoti dentro, eliminata chimicamente, abbandoni il tuo corpo? Perché dire questa bugia a una generazione di ragazze, che, non sapendo, penseranno all'aborto in pillola come a qualcosa di più sopportabile, e saranno magari tentate - non sapendo - di usarlo come un estremo anticoncezionale d'emergenza?
L'altra mistificazione, sta in quella pretesa del drappello tardofemminista di parlare a nome "delle" donne. La pretesa delle donne di abortire senza sofferenza, «accanimento contro le donne», dicono, con la sottesa affermazione di essere portavoce dell'universo femminile tutto. Come se tutte le donne, in quanto tali, fossero schierate dietro di loro. Il che ricorda l'appello di Emma Bonino a pochi giorni dal referendum: "le" donne portino mariti, fratelli, figli a votare. A votare come la Bonino, sottinteso: immaginando ancora questa monade femminile, obbedientemente allineata nei dogmi del vecchio femminismo.
E, il giorno dopo, qualcuna a lamentarsi: «Le donne non hanno capito, le donne ci hanno tradito». In realtà, quelle donne avevano capito benissimo, e semplicemente non si riconoscevano né in quella battaglia, né nelle loro pretese rappresentanti. Dietro le alfiere del femminismo, erano rimaste in poche. Perché oggi ci sono tante donne diverse: cattoliche, o laiche ma con precise convinzioni sulla maternità. Ci sono e sono tante quelle che hanno abortito, e vorrebbero non averlo fatto. Ci sono quelle che non sanno ancora, e a cui non è giusto raccontare storie di aborto "semp lice". Di modo che, quando si sente una del solito drappello intonare il lamento: «È contro le donne», sarebbe opportuno dirle di parlare per sé e per quelle che davvero rappresenta. Ma non, per favore, in nostro nome.





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LA PILLOLA RU 486

non è in vendita in Italia - almeno per il momento

di Mario Palmaro

La pillola RU 486 introduce l'aborto “fai da te”. Sperimentata in un ospedale piemontese. Diabolico obiettivo: aggirare l'obiezione di coscienza di medici e infermieri antiabortisti e rendere la donna unica protagonista dell'uccisione del suo bambino.

Il grande scienziato francese Jérome Lejeune l'aveva definita senza troppi giri di parole: un "pesticida umano". Ora la RU 486, la pillola che provoca l'aborto se assunta entro il secondo mese di gravidanza, è sbarcata anche in Italia. Il via libera è arrivato dal Comitato etico della Regione Piemonte, che nell'ottobre 2002 ha approvato la sperimentazione di questo prodotto chimico presso l'ospedale Sant'Anna.

Dal gennaio 2003 i nascituri di Torino cominceranno a essere uccisi con questo nuovo sistema, che verrà testato su 400 donne incinte.

Che cos'è la RU 486

La RU 486 è un prodotto chimico a base di Mifepristone, un potente antiormone che interrompe l'annidamento dell'embrione nell'utero e provoca l'aborto del concepito. La RU 486 - che non può essere definita un farmaco, poiché non serve a curare una patologia - viene assunta dalla donna come una normale pastiglia. Trascorsi tre giorni, i medici somministrano alla madre una sostanza che induce le contrazioni e provoca l'espulsione dell'embrione nel 60% dei casi. Poiché la procedura è dolorosa e non esente da complicanze per la donna, per ora la somministrazione della pastiglia deve avvenire in ambiente ospedaliero, dove la donna stessa verrà tenuta in osservazione per alcune ore dopo l'aborto, e visitata di nuovo circa 15 giorni dopo.

Un po' di storia

La RU 486 è stata prodotta dai laboratori della Roussel Uclaf, una società controllata dal Governo francese e dal gruppo tedesco Hoechst. Non è un caso che nella genealogia delle aziende chimiche tedesche compaia anche la l.G. Farben, che produceva il famigerato Zyclon B., il gas omicida usato da Hitler. La RU 486 è usata da 10 anni in Francia, mentre è sbarcata negli Usa nel 2000. Un comunicato stampa del 23 giugno 1988 dimostra il coinvolgimento dell'ONU nella realizzazione del prodotto: è la stessa Roussel Uclaf a dichiarare di "averlo sviluppato in collaborazione con l'Organizzazione mondiale della sanità e l'Unfpa", che sono agenzie ONU. È evidente che il prodotto sarebbe utilissimo per "diradare" le popolazioni dei paesi poveri, soprattutto dove non esistano presidi chirurgici adeguati per promuovere l'aborto su scala mondiale. In Italia, di RU 486 si iniziò a parlare nel 1989, quando l'allora sottosegretario alla sanità, la socialista Elena Marinucci, ne caldeggiò (senza successo) l'adozione nel nostro Paese.

Ora l'operazione è riuscita per iniziativa dei soliti radicali e di alcuni medici abortisti in quella Torino che è la città di don Bosco ma anche della massoneria e del satanismo. Nulla avviene per caso.

Aspetti giuridici

1. La prima considerazione da fare è che la RU 486 non è che uno fra i tanti modi con cui è possibile uccidere l'innocente. Viene presentata come uno strumento "umanitario" così come i giacobini offrirono alle vittime del Terrore la ghigliottina, considerata "umanitaria" rispetto alla fucilazione e alla forca. La conclusione era in entrambi i casi la morte dei condannati. Dunque, la radice di ogni male è rappresentato da una legge “integralmente iniqua” - come la 194/1978 nel caso dell'Italia - che ammette l'autodeterminazione della donna, affidando al suo totale arbitrio la vita del concepito. Posto questo antiprincipio aberrante, tutto diventa possibile.

2. Uno degli scopi meno evidenti ma più diabolici della RU 486 è l'aggiramento della obiezione di coscienza. Potrà accadere infatti che, un aborto chimico "iniziato" qualche giorno prima, presenti delle complicanze tali da richiedere l'intervento del personale ospedaliero. A questo punto, in casi di urgenza e rischio per la salute della donna, un medico o un infermiere obiettore di turno si vedranno costretti dalla legge a continuare l'opera nefanda dei colleghi abortisti.

3. Nel consenso informato che viene firmato dalla donna prima di iniziare il "trattamento", la gestante viene avvertita che in caso di "fallimento" - vale a dire se il nascituro sopravvive alla dose di veleno - il nascituro andrà incontro a rischi per la sua salute, e che in ogni caso l'aborto potrà essere ottenuto a quel punto solo con un intervento chirurgico.

4. Va anche aggiunto che questa pastiglia rende la donna protagonista dell'atto abortivo: è lei che "dà la morte" al proprio figlio, ingerendo la RU 486. Si invertono i ruoli tipici dell'aborto chirurgico: il medico non più protagonista ma assistente; la donna non più passiva ma protagonista dell'atto omicida.

Verso l'aborto "fai da te"

1. Ove la RU 486 venga usata dentro le procedure previste dalla 194, essa difficilmente può essere dichiarata "fuori legge", almeno nel senso formale del termine. Diverso è il discorso di un suo utilizzo "privatistico", che configurerebbe una violazione palese delle pur blande misure di controllo poste dalla Legge 194.

2. L'aborto avviene oggi normalmente con modalità chirurgiche particolarmente raccapriccianti. La donna deve sottoporsi a un intervento, all'anestesia totale, e ai rischi per la sua salute (pur modesti) connessi all'intervento. La RU 486 risponde al tentativo di rendere sempre più normale, semplice, sicuro e nascosto l'aborto.

3. In una prima fase, questo obiettivo è piuttosto arduo da raggiungere, perché con la RU 486 la donna vive per certi versi in presa diretta l'aborto molto più che nell'atto chirurgico: trascorre tre giorni sapendo che ormai ha attivato una procedura inarrestabile di avvelenamento del figlio, inarrestabile anche in caso di ripensamento; e "vede" il figlio espulso da sé come un vero e proprio rifiuto. Orribile.

4. Ma, d'altro canto, non si deve sottovalutare la possibilità di perfezionare questa arma chimica, tentando di eliminare i rischi di sanguinamento, la dolorosità, la "visibilità" dell'embrione espulso; affinandola insomma a tal punto da renderla agibile in farmacia come un normale prodotto da banco.

5. Si realizza in questo modo l'ultimo stadio della "normalizzazione" dell'aborto, che così sembra scomparire dalla società perché sfugge a ogni rilievo statistico e a ogni azione dissuasiva dei “pro life”, per diventare una faccenda completamente privata. Con la conseguenza di un incallimento delle coscienze che rende - in questo senso - più grave l'aborto chimico di quello chirurgico. Come scrisse Francesco Migliori, "Caino non deve più nascondersi".

La punta di un iceberg

Attenzione: il polverone sollevato dalla RU 486 non deve distrarci dalla corretta percezione della realtà: oggi, in Italia, l'aborto chimico è già attuato nella totale indifferenza delle leggi e dei codici deontologici della classe medica. Le donne usano la spirale o IUD, senza sapere che essa non è un contraccettivo ma provoca aborti. Inoltre, per iniziativa dell'ex ministro della sanità Umberto Veronesi, è disponibile in farmacia il Norlevo, prodotto dalla Angelini farmaceutica: una "pillola del giorno dopo" che provoca l'aborto ogni volta che sia assunta a seguito di un rapporto fertile. L'attuale ministro potrebbe ritirare questo prodotto con provvedimento analogo ma opposto a quello del suo predecessore, per sospetta compatibilità con la legge 194 vigente.

Effetti abortivi possono essere ottenuti attraverso l'uso combinato di pillole regolarmente in commercio, prodotte con finalità contraccettiva, ma capaci di impedire l'annidamento se miscelate in un certo modo. Perfino la classica pillola, assunta dalla donna con l'intento di impedire il concepimento, ha un effetto remoto ma assolutamente certo di carattere abortivo: una verità scomoda troppo spesso taciuta. Ne riparleremo.

Ricorda

"C'è qualcosa di terribilmente repellente in questa procedura. La giustificazione che nobiliterebbe il ricorso al nuovo veleno è che il rischio di complicanze per la madre diverrebbe irrilevante. Da dove nasce questo rischio? Da una decisione sommamente ingiusta o liberamente presa, quella di uccidere l'innocente. Si abbia il coraggio di dirlo apertamente: si è finalmente scoperto il modo di uccidere nel quale l'assassino non corre più alcun rischio serio" (L'Osservatore Romano, 12 novembre 1989).

© Il Timone - n. 23 Gennaio/Febbraio 2003



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