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Crescono le vendite online: va a ruba proprio come il Viagra
Denuncia per il sito Women on web: pasticche non originali
Pillola abortiva, boom sul web
Ma è allarme contraffazioni
Confezioni di pillole abortive
LONDRA - Aborto fuorilegge? Dove è proibito, arriva internet. Nei Paesi dove l'interruzione di gravidanza non è praticabile, o strettamente controllata, le donne possono acquistare la Ru486, la pillola abortiva prodotta in Francia, con un semplice e veloce clic sul sito Women on web. La notizia della possibilità di acquistare questi medicinali in rete anche nei Paesi in cui la Ru486 non è in commercio, data oggi dalla Bbc online, ha creato allarme per la mancanza di assistenza medica durante la procedura e per il rischio di prodotti "taroccati"
L'indagine. Nella sola Irlanda del Nord e in oltre 70 Paesi dove l'aborto può avvenire solo con notevoli limitazioni, molte donne si sono rivolte al sito, come risulta dall'indagine condotta dal British Journal of Obstetrics and Gynaecology su 400 utenti del sito.
Per "Women on Web" vendere farmaci abortivi online è un aiuto per le donne e impedisce di ricorrere a pratiche poco sicure. E dal sito sottolineano che si spediscono i farmaci solo nei Paesi dove l'aborto è fortemente limitato e alle donne che dichiarano di essere incinta da meno di nove settimane.
Le polemiche. Gli attivisti per la vita giudicano "molto preoccupante" l'esistenza di siti del genere, mentre i medici ricordano i rischi dell'assunzione di farmaci senza il controllo di uno specialista. Secondo la ricerca del British Journal of Obstetrics and Gynaecology, circa l'8% delle donne che ha comprato le medicine per abortire sul sito, non le hai poi prese. Quasi l'11% si è dovuto comunque ricoverare e ricorrere a un intervento chirurgico per completare l'aborto, o perchè i farmaci non hanno completamente funzionato o per successiva emorragia. Il 58% delle donne intervistate si è detta comunque grata a Women on the Web per averle aiutate, il 31% ha definito l'esperienza "stressante ma accettabile".
La denuncia. Ma le polemiche non finiscono qui. L'azienda produttrice della pillola abortiva Ru486 ha presentato una denuncia nei confronti del sito per vendita online di farmaci contraffatti e "spacciati" per il loro prodotto. La pillola spedita a casa non sarebbe a base di mifepristone, ma di paracetamolo. "Ci siamo mossi - spiegano fonti interne dell'industria francese Exelgyn Laboratoires - perchè all'interno di quelle pillole non c'è il principio attivo della Ru486, cioè il mifepristone, bensì del paracetamolo", molecola presente nei comuni medicinali utilizzati contro i sintomi influenzali.
Farmacie online. Se la denuncia della Bbc non bastasse a ricordare che quando si fanno acquisti via web di farmaci bisogna sempre stare molto attenti, ecco l'indagine dall'European Alliance for Access to Safe Medicines (Eaasm). Condotta su un campione di oltre 100 siti per la vendita di prodotti farmaceutici online, ha riscontrato che ben 6 volte su 10 il farmaco acquistato sul web non è originale, l'informazione relativa non è corretta o, soprattutto, packaging e 'bugiardino' sono ingannevoli. Il 62% delle medicine acquistate presso farmacie virtuali è contraffatto o inadatto, dal momento che contengono solo in minima parte i principi attivi dichiarati in confezione.
(11 luglio 2008)
http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/esteri/pillola-aborto/pillola-aborto/pillola-aborto.html
ARTICOLI CONTRO L'ABORTO-ARTICOLI CHE DICHIARANO L'ABORTO UN CRIMINE CONTRO L'UMANITA'-ARTICOLI CHE SPIEGANO CHE IL FETO E' UNA PERSONA DOTATA DI UN'ANIMA SPIRITUALE.
venerdì 11 luglio 2008
venerdì 2 maggio 2008
PILLOLA DEL GIORNO DOPO
Aborto, allarme dei ginecologi: troppe pillole del giorno dopo
di Redazione (redazione@vita.it)
02/05/2008
In sette anni l'uso è cresciuto del 60%, fanno sapere i ginecologi riuniti a Praga al X Congresso Europeo di Contraccezione
Le giovanissime scelgono sempre piu' spesso la contraccezione di emergenza (pillola del giorno dopo) come un metodo di routine: in 7 anni il consumo e' aumentato del 60%. I ginecologi, riuniti a Praga al X Congresso Europeo di Contraccezione, lanciano l' allarme sul ricorso improprio a questo metodo. I dati sono chiari: in Italia nel 2006 ne sono state vendute 320.000, il 55% a chi ha meno di 20 anni, e il trend e' in crescita, tanto che nel 2007 si e' arrivati a circa 370 mila.
''Le ragazze spesso sottovalutano l'impatto di questo farmaco, un vero shock ormonale - commenta Rossella Nappi, ginecologa dell'Universita' degli Studi di Pavia -. Per questo va rinforzata l'informazione e l'educazione sulla contraccezione consapevole. Gli anticoncezionali ormonali sono i piu' sicuri e possono essere consigliati anche alle giovanissime. In particolare, possiamo rassicurare le ragazze su uno dei piu' temuti effetti indesiderati : l'aumento di peso. La paura di ingrassare infatti e' uno dei motivi che scoraggia le piu' giovani dall'utilizzo della pillola anticoncezionale e le spinge a rivolgersi verso altri metodi, meno sicuri. Oggi, grazie al progestinico di quarta generazione, il drospirenone, il rischio di chili di troppo e' del tutto superato. Il drospirenone, grazie alla sua particolare formulazione, ha effetto contro la ritenzione idrica, e permette di non ''gonfiare''.
Caratteristiche che gli danno il primato di pillola piu' utilizzata al mondo. Dobbiamo impegnarci per far giungere messaggi positivi alle donne perche' l'Italia, nonostante alcuni segnali di ripresa, rimane agli ultimi posti in Europa per l'utilizzo di metodi contraccettivi''. Insistere nell'opera di informazione su questi temi e sull'educazione sessuale e' proprio la strada scelta dalla campagna ''Scegli tu'' promossa dalla SIGO (Societa' Italiana di Ginecologia e Ostetricia) con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per i Diritti e le Pari Opportunita'.
''Un progetto che ha gia' registrato i primi segnali di successo, ma che vogliamo continuare a rafforzare - commenta il prof. Giorgio Vittori, presidente SIGO (Societa' Italiana di Ginecologia e Ostetricia) -. A maggio distribuiremo opuscoli informativi a tutti i ragazzi che si apprestano ad affrontare l'esame di maturita'''. Il tema del ricorso appropriato ai vari metodi contraccettivi oggi disponibili e' al centro del Congresso Europeo, che vede riuniti oltre 3.000 esperti da tutto il continente. In particolare si dibatte su come promuovere l'utilizzo di anticoncezionali fra le piu' giovani e come combattere il fenomeno delle gravidanze in eta' scolare che in alcuni Paesi e' una vera e propria emergenza.
''Il nostro obiettivo e' far capire alle ragazze che assumere un anticoncezionale ormonale e' la scelta piu' sicura e piu' rispettosa verso di se' - commenta il prof. Emilio Arisi, responsabile della Ginecologia dell'Ospedale Santa Chiara di Trento -. Per questo vogliamo innanzitutto sfatare i molti pregiudizi che ancora circolano, di cui quello sul peso e' in assoluto il piu' duro a morire. Una contraccezione sicura e consapevole e' il primo passo per vivere con serenita' la propria vita sessuale. Un passaggio che tutte le ragazze dovrebbero compiere dopo aver ricevuto un'informazione adeguata da fonti qualificate''.
Fra queste vi e' in primo luogo il medico di famiglia: ''Noi siamo spesso i primi a confrontarci con le ragazze - afferma la dott.ssa Raffaella Michieli, segretario nazionale della Societa' Italiana di Medicina Generale (SIMG) -. E' quindi nostro dovere sforzarci di parlare di piu', cercare occasioni di stimolo e approfondimento, non 'sfuggire' questi temi ma anzi affrontarli noi in prima persona per consigliarle ed evitare che si trovino messe di fronte a scelte drammatiche o comunque pesanti dal punto di vista della salute, fisica e psichica''.
La sinergia fra medicina di famiglia e specialisti e' uno degli obiettivi condivisi a livello europeo, e in questo il nostro Paese si dimostra all'avanguardia con numerosi progetti gia' in campo sia sulla contraccezione che su altri temi di grande rilievo sociale come la depressione post partum o la salute delle donne immigrate. Sensibilita' che conferma il prestigio della ginecologia italiana anche a livello internazionale: proprio a Roma si celebrera' infatti il prossimo Congresso Mondiale nel 2012.
http://www.vita.it/articolo/index.php3?NEWSID=93173
Aborto, allarme dei ginecologi: troppe pillole del giorno dopo
di Redazione (redazione@vita.it)
02/05/2008
In sette anni l'uso è cresciuto del 60%, fanno sapere i ginecologi riuniti a Praga al X Congresso Europeo di Contraccezione
Le giovanissime scelgono sempre piu' spesso la contraccezione di emergenza (pillola del giorno dopo) come un metodo di routine: in 7 anni il consumo e' aumentato del 60%. I ginecologi, riuniti a Praga al X Congresso Europeo di Contraccezione, lanciano l' allarme sul ricorso improprio a questo metodo. I dati sono chiari: in Italia nel 2006 ne sono state vendute 320.000, il 55% a chi ha meno di 20 anni, e il trend e' in crescita, tanto che nel 2007 si e' arrivati a circa 370 mila.
''Le ragazze spesso sottovalutano l'impatto di questo farmaco, un vero shock ormonale - commenta Rossella Nappi, ginecologa dell'Universita' degli Studi di Pavia -. Per questo va rinforzata l'informazione e l'educazione sulla contraccezione consapevole. Gli anticoncezionali ormonali sono i piu' sicuri e possono essere consigliati anche alle giovanissime. In particolare, possiamo rassicurare le ragazze su uno dei piu' temuti effetti indesiderati : l'aumento di peso. La paura di ingrassare infatti e' uno dei motivi che scoraggia le piu' giovani dall'utilizzo della pillola anticoncezionale e le spinge a rivolgersi verso altri metodi, meno sicuri. Oggi, grazie al progestinico di quarta generazione, il drospirenone, il rischio di chili di troppo e' del tutto superato. Il drospirenone, grazie alla sua particolare formulazione, ha effetto contro la ritenzione idrica, e permette di non ''gonfiare''.
Caratteristiche che gli danno il primato di pillola piu' utilizzata al mondo. Dobbiamo impegnarci per far giungere messaggi positivi alle donne perche' l'Italia, nonostante alcuni segnali di ripresa, rimane agli ultimi posti in Europa per l'utilizzo di metodi contraccettivi''. Insistere nell'opera di informazione su questi temi e sull'educazione sessuale e' proprio la strada scelta dalla campagna ''Scegli tu'' promossa dalla SIGO (Societa' Italiana di Ginecologia e Ostetricia) con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per i Diritti e le Pari Opportunita'.
''Un progetto che ha gia' registrato i primi segnali di successo, ma che vogliamo continuare a rafforzare - commenta il prof. Giorgio Vittori, presidente SIGO (Societa' Italiana di Ginecologia e Ostetricia) -. A maggio distribuiremo opuscoli informativi a tutti i ragazzi che si apprestano ad affrontare l'esame di maturita'''. Il tema del ricorso appropriato ai vari metodi contraccettivi oggi disponibili e' al centro del Congresso Europeo, che vede riuniti oltre 3.000 esperti da tutto il continente. In particolare si dibatte su come promuovere l'utilizzo di anticoncezionali fra le piu' giovani e come combattere il fenomeno delle gravidanze in eta' scolare che in alcuni Paesi e' una vera e propria emergenza.
''Il nostro obiettivo e' far capire alle ragazze che assumere un anticoncezionale ormonale e' la scelta piu' sicura e piu' rispettosa verso di se' - commenta il prof. Emilio Arisi, responsabile della Ginecologia dell'Ospedale Santa Chiara di Trento -. Per questo vogliamo innanzitutto sfatare i molti pregiudizi che ancora circolano, di cui quello sul peso e' in assoluto il piu' duro a morire. Una contraccezione sicura e consapevole e' il primo passo per vivere con serenita' la propria vita sessuale. Un passaggio che tutte le ragazze dovrebbero compiere dopo aver ricevuto un'informazione adeguata da fonti qualificate''.
Fra queste vi e' in primo luogo il medico di famiglia: ''Noi siamo spesso i primi a confrontarci con le ragazze - afferma la dott.ssa Raffaella Michieli, segretario nazionale della Societa' Italiana di Medicina Generale (SIMG) -. E' quindi nostro dovere sforzarci di parlare di piu', cercare occasioni di stimolo e approfondimento, non 'sfuggire' questi temi ma anzi affrontarli noi in prima persona per consigliarle ed evitare che si trovino messe di fronte a scelte drammatiche o comunque pesanti dal punto di vista della salute, fisica e psichica''.
La sinergia fra medicina di famiglia e specialisti e' uno degli obiettivi condivisi a livello europeo, e in questo il nostro Paese si dimostra all'avanguardia con numerosi progetti gia' in campo sia sulla contraccezione che su altri temi di grande rilievo sociale come la depressione post partum o la salute delle donne immigrate. Sensibilita' che conferma il prestigio della ginecologia italiana anche a livello internazionale: proprio a Roma si celebrera' infatti il prossimo Congresso Mondiale nel 2012.
http://www.vita.it/articolo/index.php3?NEWSID=93173
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lunedì 28 aprile 2008
DIMINUISCE L'ABORTO-AUMENTANO GLI OBIETTORI
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23 aprile 2008
Diminuiscono gli interventi
Obiettori l'83% dei ginecologi: aborto negato
Raddoppiati in 4 anni. Aumentano anche gli anestesisti contrari. La Campania ha il tasso minore di aborti dopo la 12esima settimana
NAPOLI — Aborto sempre più difficile in Campania. Negli ultimi quattro anni è raddoppiato il numero dei ginecologi che si dichiarano contrari alle interruzioni di gravidanza. Si tratta del più alto tasso di medici obiettori di coscienza: l'83%. La media nazionale è invece del 69,2% (contro il 58,7% del 2003). La percentuale campana è seconda solo alla Sicilia che detiene il record dell' 84%. Un dato che fa riflettere, se si considera che nel 2003 in Campania solo il 44,1% dei ginecologi si dichiarava contrario all'interruzione di gravidanza. In aumento il numero degli obiettori anche tra gli anestesisti: dal 40,4 al 73,7% e nella categoria del personale non medico, dal 41,1 all'84,3%. Ieri, martedì 22, la ministra della Salute Livia Turco ha trasmesso al Parlamento la relazione annuale sull'attuazione della legge 194 del 1978, contenente le «Norme per la tutela sociale della maternità e per l'interruzione volontaria di gravidanza », presentando i dati del 2007.
In tutt'Italia diminuisce il numero degli aborti del 3% rispetto al 2006 (nell'anno appena trascorso sono state 127.038 le interruzioni gravidanza) e la Campania rispecchia la media nazionale: 11.687 gli aborti nel 2007, con un tasso di abortività del 7,9% (su un campione di 1000 donne dai 15 ai 49 anni). Continuano a diminuire gli aborti tra le donne italiane, mentre si incrementano quelli delle straniere (più 4,5% rispetto al 2005). Il tema delle interruzioni di gravidanza torna quindi al centro dell'attenzione, a poco più di due mesi dalle polemiche scaturite dal blitz della polizia nella clinica ostetrica del secondo Policlinico di Napoli, durante l'aborto terapeutico di una donna alla ventunesima settimana. La Campania, però, è anche la regione con la più bassa percentuale di aborti dopo la dodicesima settimana: solo 0.4%, mentre la media nazionale è del 2,9%.
Ma perché aumentano gli antiaboristi? «Nonostante ci siano sempre meno medici cattolici nella nostra regione — risponde Giovanni Di Minno, direttore generale dell'Asl Napoli 1 — sempre più ginecologi scelgono di non interrompere le gravidanze. Ci sono altre spiegazioni ». Il docente di medicina interna della Federico II ammette anche che: «In realtà la legge 194 non è mai stata applicata del tutto. Qui da noi, così come nel resto d'Italia. La rete di assistenza alle donne deve essere ancora realizzata e la formazione per i medici e per gli infermieri non é ancora partita in maniera seria».
Qualche giorno fa il manager ha tenuto una riunione con la ginecologa Rosetta Papa, responsabile dell'area di Coordinamento Materno-Infantile dell'Asl Na1 per affrontare il problema con nuovi provvedimenti. I dati del ministero confermano il dramma degli aborti illegali: quindicimila nel 2005. L'Istituto Superiore di Sanità lancia l'allarme contando che ci sono almeno 55 aborti clandestini ogni giorno. Dopo l'intervento della Turco, ora la parola passa alle Regioni. La ministra ieri ha ribadito che: «La relazione è uno strumento istituzionale per indirizzare coerentemente le scelte programmatorie territoriali, con la raccomandazione di rafforzare prevenzione e formazione». Inoltre le donne che in Campania scelgono di interrompere la gravidanza secondo la legge 194 s'imbattono in altri ostacoli. Disorganizzazione della rete dei consultori familiari e carenza di strutture sanitarie specializzate.
Alessandra Barone
Copyright 2004 © Rcs Quotidiani Spa
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/cronache/articoli/2008/04_Aprile/23/aborti_medici.html
23 aprile 2008
Diminuiscono gli interventi
Obiettori l'83% dei ginecologi: aborto negato
Raddoppiati in 4 anni. Aumentano anche gli anestesisti contrari. La Campania ha il tasso minore di aborti dopo la 12esima settimana
NAPOLI — Aborto sempre più difficile in Campania. Negli ultimi quattro anni è raddoppiato il numero dei ginecologi che si dichiarano contrari alle interruzioni di gravidanza. Si tratta del più alto tasso di medici obiettori di coscienza: l'83%. La media nazionale è invece del 69,2% (contro il 58,7% del 2003). La percentuale campana è seconda solo alla Sicilia che detiene il record dell' 84%. Un dato che fa riflettere, se si considera che nel 2003 in Campania solo il 44,1% dei ginecologi si dichiarava contrario all'interruzione di gravidanza. In aumento il numero degli obiettori anche tra gli anestesisti: dal 40,4 al 73,7% e nella categoria del personale non medico, dal 41,1 all'84,3%. Ieri, martedì 22, la ministra della Salute Livia Turco ha trasmesso al Parlamento la relazione annuale sull'attuazione della legge 194 del 1978, contenente le «Norme per la tutela sociale della maternità e per l'interruzione volontaria di gravidanza », presentando i dati del 2007.
In tutt'Italia diminuisce il numero degli aborti del 3% rispetto al 2006 (nell'anno appena trascorso sono state 127.038 le interruzioni gravidanza) e la Campania rispecchia la media nazionale: 11.687 gli aborti nel 2007, con un tasso di abortività del 7,9% (su un campione di 1000 donne dai 15 ai 49 anni). Continuano a diminuire gli aborti tra le donne italiane, mentre si incrementano quelli delle straniere (più 4,5% rispetto al 2005). Il tema delle interruzioni di gravidanza torna quindi al centro dell'attenzione, a poco più di due mesi dalle polemiche scaturite dal blitz della polizia nella clinica ostetrica del secondo Policlinico di Napoli, durante l'aborto terapeutico di una donna alla ventunesima settimana. La Campania, però, è anche la regione con la più bassa percentuale di aborti dopo la dodicesima settimana: solo 0.4%, mentre la media nazionale è del 2,9%.
Ma perché aumentano gli antiaboristi? «Nonostante ci siano sempre meno medici cattolici nella nostra regione — risponde Giovanni Di Minno, direttore generale dell'Asl Napoli 1 — sempre più ginecologi scelgono di non interrompere le gravidanze. Ci sono altre spiegazioni ». Il docente di medicina interna della Federico II ammette anche che: «In realtà la legge 194 non è mai stata applicata del tutto. Qui da noi, così come nel resto d'Italia. La rete di assistenza alle donne deve essere ancora realizzata e la formazione per i medici e per gli infermieri non é ancora partita in maniera seria».
Qualche giorno fa il manager ha tenuto una riunione con la ginecologa Rosetta Papa, responsabile dell'area di Coordinamento Materno-Infantile dell'Asl Na1 per affrontare il problema con nuovi provvedimenti. I dati del ministero confermano il dramma degli aborti illegali: quindicimila nel 2005. L'Istituto Superiore di Sanità lancia l'allarme contando che ci sono almeno 55 aborti clandestini ogni giorno. Dopo l'intervento della Turco, ora la parola passa alle Regioni. La ministra ieri ha ribadito che: «La relazione è uno strumento istituzionale per indirizzare coerentemente le scelte programmatorie territoriali, con la raccomandazione di rafforzare prevenzione e formazione». Inoltre le donne che in Campania scelgono di interrompere la gravidanza secondo la legge 194 s'imbattono in altri ostacoli. Disorganizzazione della rete dei consultori familiari e carenza di strutture sanitarie specializzate.
Alessandra Barone
Copyright 2004 © Rcs Quotidiani Spa
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/cronache/articoli/2008/04_Aprile/23/aborti_medici.html
RELAZIONE SULL'INTERRUZIONE DI GRAVIDANZA
Relazione sull'interruzione volontaria di gravidanza
Il Ministro Livia Turco ha trasmesso al Parlamento la nuova Relazione annuale sull'attuazione della legge 194. Dai dati è evidente come continui a diminuire il ricorso all'aborto da parte delle donne italiane, mentre cresce quello delle immigrate e aumenta l'obiezione di coscienza.
La relazione contiene i dati preliminari per l'anno 2007 e i dati definitivi per l'anno 2006. I dati relativi al 2007, con un totale di 127.038 IVG, evidenziano un ulteriore calo del 3% rispetto al dato definitivo del 2006 (131.018 casi) e un decremento del 45,9% rispetto al 1982, anno in cui si è registrato il più alto ricorso all'IVG (234.801 casi).
Continua la diminuzione delle IVG tra le donne italiane: i dati definitivi relativi all'anno 2006 evidenziano infatti 90.587 IVG, con una riduzione del 3,7% rispetto al 2005 e di oltre il 60% rispetto al 1982, anno in cui più numerose sono state le IVG. Viceversa, le IVG sono incrementate tra le donne straniere: in totale 40.431 nel 2006 ( 4,5% rispetto al 2005), pari al 31,6% del totale (nel 2005 erano il 29,6%).
In merito al fenomeno degli aborti clandestini, nella Relazione di quest'anno viene presentata una nuova stima aggiornata del 2005 che si ferma ad un'ipotesi massima di 15 mila aborti effettuati al di fuori della legge 194, correggendo al ribasso le precedenti stime che indicavano tale soglia attorno ai 20 mila aborti clandestini. Il dato riguarda solo le donne italiane, in quanto non si dispone di stime affidabili degli indici riproduttivi per le donne straniere.
Si conferma, quindi, la contemporanea diminuzione dell'abortività legale e clandestina tra le donne italiane. Infine, sono stati presentati i dati reali relativi all'obiezione di coscienza, aggiornati dalle Regioni (i precedenti risalivano all'anno 2003, in taluni casi all'anno 1999), che mostrano un forte incremento in tutta Italia.
L'obiezione è infatti aumentata per i ginecologi dal 58,7% al 69,2%; per gli anestesisti, dal 45,7% al 50,4%; per il personale non medico, dal 38,6% al 42,6%.
Al Sud l'aumento è ancora maggiore e in alcune Regioni addirittura i dati raddoppiano. Nelle conclusioni alla sua relazione il Ministro della Salute Livia Turco sottolinea che: "la legge 194/78, con la legalizzazione dell'aborto, ha favorito la sostanziale riduzione della richiesta di IVG, grazie alla promozione di un maggiore e più efficace ricorso a metodi di procreazione consapevoli, alternativi all'aborto, secondo gli auspici della legge" e che "la legge 194/78 ha permesso un cambiamento sostanziale del fenomeno abortivo nel nostro paese, nonostante la sua applicazione possa essere ulteriormente migliorata".
In conclusione, il Ministro Livia Turco sottolinea che "assumendo la piena applicazione della legge 194/1978 come priorità delle scelte di sanità pubblica, non si ravvisa la necessità di una sua modifica, ma viceversa si sottolinea la necessità di un rinnovato impegno programmatorio e operativo da parte di tutte le istituzioni competenti e delle/degli operatrici/operatori dei servizi".
Il Ministro Turco, inoltre, "evidenziando la complessità dei valori etici che i legislatori hanno consegnato alle istituzioni e alla società nel suo insieme, ribadisce che la legge è stata e continua a essere non solo efficace, ma saggia e lungimirante, profondamente rispettosa dei principi etici della tutela della salute della donna e della responsabilità femminile rispetto alla procreazione, del valore sociale della maternità e del valore della vita umana dal suo inizio".
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http://www.vitadidonna.it/news/2008/04/relazione-sullinterruzione-volontaria.html
Il Ministro Livia Turco ha trasmesso al Parlamento la nuova Relazione annuale sull'attuazione della legge 194. Dai dati è evidente come continui a diminuire il ricorso all'aborto da parte delle donne italiane, mentre cresce quello delle immigrate e aumenta l'obiezione di coscienza.
La relazione contiene i dati preliminari per l'anno 2007 e i dati definitivi per l'anno 2006. I dati relativi al 2007, con un totale di 127.038 IVG, evidenziano un ulteriore calo del 3% rispetto al dato definitivo del 2006 (131.018 casi) e un decremento del 45,9% rispetto al 1982, anno in cui si è registrato il più alto ricorso all'IVG (234.801 casi).
Continua la diminuzione delle IVG tra le donne italiane: i dati definitivi relativi all'anno 2006 evidenziano infatti 90.587 IVG, con una riduzione del 3,7% rispetto al 2005 e di oltre il 60% rispetto al 1982, anno in cui più numerose sono state le IVG. Viceversa, le IVG sono incrementate tra le donne straniere: in totale 40.431 nel 2006 ( 4,5% rispetto al 2005), pari al 31,6% del totale (nel 2005 erano il 29,6%).
In merito al fenomeno degli aborti clandestini, nella Relazione di quest'anno viene presentata una nuova stima aggiornata del 2005 che si ferma ad un'ipotesi massima di 15 mila aborti effettuati al di fuori della legge 194, correggendo al ribasso le precedenti stime che indicavano tale soglia attorno ai 20 mila aborti clandestini. Il dato riguarda solo le donne italiane, in quanto non si dispone di stime affidabili degli indici riproduttivi per le donne straniere.
Si conferma, quindi, la contemporanea diminuzione dell'abortività legale e clandestina tra le donne italiane. Infine, sono stati presentati i dati reali relativi all'obiezione di coscienza, aggiornati dalle Regioni (i precedenti risalivano all'anno 2003, in taluni casi all'anno 1999), che mostrano un forte incremento in tutta Italia.
L'obiezione è infatti aumentata per i ginecologi dal 58,7% al 69,2%; per gli anestesisti, dal 45,7% al 50,4%; per il personale non medico, dal 38,6% al 42,6%.
Al Sud l'aumento è ancora maggiore e in alcune Regioni addirittura i dati raddoppiano. Nelle conclusioni alla sua relazione il Ministro della Salute Livia Turco sottolinea che: "la legge 194/78, con la legalizzazione dell'aborto, ha favorito la sostanziale riduzione della richiesta di IVG, grazie alla promozione di un maggiore e più efficace ricorso a metodi di procreazione consapevoli, alternativi all'aborto, secondo gli auspici della legge" e che "la legge 194/78 ha permesso un cambiamento sostanziale del fenomeno abortivo nel nostro paese, nonostante la sua applicazione possa essere ulteriormente migliorata".
In conclusione, il Ministro Livia Turco sottolinea che "assumendo la piena applicazione della legge 194/1978 come priorità delle scelte di sanità pubblica, non si ravvisa la necessità di una sua modifica, ma viceversa si sottolinea la necessità di un rinnovato impegno programmatorio e operativo da parte di tutte le istituzioni competenti e delle/degli operatrici/operatori dei servizi".
Il Ministro Turco, inoltre, "evidenziando la complessità dei valori etici che i legislatori hanno consegnato alle istituzioni e alla società nel suo insieme, ribadisce che la legge è stata e continua a essere non solo efficace, ma saggia e lungimirante, profondamente rispettosa dei principi etici della tutela della salute della donna e della responsabilità femminile rispetto alla procreazione, del valore sociale della maternità e del valore della vita umana dal suo inizio".
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domenica 2 marzo 2008
LA COLOMBIA E L'ABORTO
Il cammino lento dell'America Latina: la Colombia e l'aborto
21 dicembre 2005 - Diego Brugnoni
Mentre il presidente del Venezuela Hugo Chavez è stato recentemente insignito del Premio José Martí 2005 dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la scienza e la cultura (UNESCO) per aver "contribuito alla unità e integrazione dei Paesi dell'America Latina e del Caribe e alla preservazione della sua identità, tradizioni culturali e valori storici", lo stesso presidente venezuelano e quello della Colombia Alvaro Uribe hanno mostrato la volontà di trovare una linea di distensione tra i due paesi nonostante le forti differenze ideologiche che segnano le rispettive politiche. L'incontro è avvenuto in occasione dell'omaggio a Simòn Bolivar, il Libertador che governò un'area geografica comprendente Bolivia, Perù, Ecuador, Panamà, Venezuela e Colombia.
I delicati colloqui che si stanno tenendo a L'Avana tra il governo colombiano e l'Ejército de Liberaciòn Nacional (ELN), permettono però di ricordare quanto sia lontana la Colombia di Uribe dalla nuova America Latina che ha ormai sfondato le porte anche della strategica Bolivia. Tagli ai salari e riforma del lavoro iniqua, privatizzazioni, "Sicurezza Democratica" come modello di governo (ovvero, un mostro linguistico al pari di "Guerra Democratica" che nasconde una soluzione militare del conflitto sociale) e, ancora, il Plan Colombia e la legge Giustizia e Pace. Non è certo questo il modello della nuova America Latina, la quale vuole lasciarsi alle spalle l'ingerenza del furbetto imperialismo yankee.
Ma c'è una pagina triste che accomuna tutti i paesi dell'area - per ragioni che trascendono lo spazio di una legislatura - e della quale la Colombia è stata sgradevole protagonista anche nei giorni scorsi: la proibizione dell'aborto, illegale praticamente ovunque ad eccezione della Cuba castrista e di Puerto Rico. Ciò significa che, soprattutto in casi di stupro e incesto, ricorrere a rischiosi e talvolta mortali aborti clandestini rappresenta un dramma per milioni di donne adulte e - perfino più frequentemente - adolescenti sudamericane: l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato in 4 milioni gli aborti clandestini e di questi 1,4 milioni riguardano donne brasiliane. Una questione nota da tempo (troppo tempo) contro la quale medici, gruppi femministi e movimenti politici non hanno mancato di dimostrare la loro contrarietà invitando la classe politica a modernizzare una stanca legislazione. In direzione opposta vanno invece i "movimenti per la vita" fedeli ai diktat vaticani (ma il gruppo Catòlicas por el Derecho a Decidir è senz'altro una lodevole realtà che manifesta la viva voglia di cambiamento).
Ritornando alla specificità colombiana, qui si registrano 400.000 aborti clandestini all'anno e la pena prevista per interruzioni di gravidanza clandestine può arrivare a quattro anni e mezzo di carcere. L'aborto è proibito incondizionatamente (così anche in Cile, Honduras, El Salvador e Suriname) e se si pensa che non di rado l'interruzione di gravidanza va a intrecciarsi con quella nostra vergogna che è il turismo sessuale, capirete la portata della devastazione psicologica - quando non fisica - per le donne della vera America.
Ecco, nonostante tutto ciò e nonostante le fervide denunce di Human Rights Watch, pochi giorni fa la Corte Costituzionale della Colombia ha respinto la richiesta dell'avvocato Monica Roa - nativa colombiana e nota attivista - la quale reclamava la depenalizzazione dell'aborto almeno in particolari condizioni.
Un rifiuto che sa di sconfitta.
Note:
- Implicazioni dell'aborto clandestino: http://www.buenasalud.com/lib/ShowDoc.cfm?LibDocID=3303&ReturnCatID=10 - Plan Colombia: http://www.narcomafie.it/colombia_20.htm - Legge Giustizia e Pace: http://www.lettera22.it/showart.php?id=3284&rubrica=39 - La posizione del vaticano: http://www.italiaestera.net/modules.php?name=News&file=brevi&sid=1034 - Il gruppo Catòlicas por el Derecho a Decidir: http://www.geocities.com/catolicas/articulos/campana_28_sep/index.html - Turismo sessuale: http://webrebelde.blogosfere.it/2005/11/per_i_nostri_pr.html
21 dicembre 2005 - Diego Brugnoni
Mentre il presidente del Venezuela Hugo Chavez è stato recentemente insignito del Premio José Martí 2005 dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la scienza e la cultura (UNESCO) per aver "contribuito alla unità e integrazione dei Paesi dell'America Latina e del Caribe e alla preservazione della sua identità, tradizioni culturali e valori storici", lo stesso presidente venezuelano e quello della Colombia Alvaro Uribe hanno mostrato la volontà di trovare una linea di distensione tra i due paesi nonostante le forti differenze ideologiche che segnano le rispettive politiche. L'incontro è avvenuto in occasione dell'omaggio a Simòn Bolivar, il Libertador che governò un'area geografica comprendente Bolivia, Perù, Ecuador, Panamà, Venezuela e Colombia.
I delicati colloqui che si stanno tenendo a L'Avana tra il governo colombiano e l'Ejército de Liberaciòn Nacional (ELN), permettono però di ricordare quanto sia lontana la Colombia di Uribe dalla nuova America Latina che ha ormai sfondato le porte anche della strategica Bolivia. Tagli ai salari e riforma del lavoro iniqua, privatizzazioni, "Sicurezza Democratica" come modello di governo (ovvero, un mostro linguistico al pari di "Guerra Democratica" che nasconde una soluzione militare del conflitto sociale) e, ancora, il Plan Colombia e la legge Giustizia e Pace. Non è certo questo il modello della nuova America Latina, la quale vuole lasciarsi alle spalle l'ingerenza del furbetto imperialismo yankee.
Ma c'è una pagina triste che accomuna tutti i paesi dell'area - per ragioni che trascendono lo spazio di una legislatura - e della quale la Colombia è stata sgradevole protagonista anche nei giorni scorsi: la proibizione dell'aborto, illegale praticamente ovunque ad eccezione della Cuba castrista e di Puerto Rico. Ciò significa che, soprattutto in casi di stupro e incesto, ricorrere a rischiosi e talvolta mortali aborti clandestini rappresenta un dramma per milioni di donne adulte e - perfino più frequentemente - adolescenti sudamericane: l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato in 4 milioni gli aborti clandestini e di questi 1,4 milioni riguardano donne brasiliane. Una questione nota da tempo (troppo tempo) contro la quale medici, gruppi femministi e movimenti politici non hanno mancato di dimostrare la loro contrarietà invitando la classe politica a modernizzare una stanca legislazione. In direzione opposta vanno invece i "movimenti per la vita" fedeli ai diktat vaticani (ma il gruppo Catòlicas por el Derecho a Decidir è senz'altro una lodevole realtà che manifesta la viva voglia di cambiamento).
Ritornando alla specificità colombiana, qui si registrano 400.000 aborti clandestini all'anno e la pena prevista per interruzioni di gravidanza clandestine può arrivare a quattro anni e mezzo di carcere. L'aborto è proibito incondizionatamente (così anche in Cile, Honduras, El Salvador e Suriname) e se si pensa che non di rado l'interruzione di gravidanza va a intrecciarsi con quella nostra vergogna che è il turismo sessuale, capirete la portata della devastazione psicologica - quando non fisica - per le donne della vera America.
Ecco, nonostante tutto ciò e nonostante le fervide denunce di Human Rights Watch, pochi giorni fa la Corte Costituzionale della Colombia ha respinto la richiesta dell'avvocato Monica Roa - nativa colombiana e nota attivista - la quale reclamava la depenalizzazione dell'aborto almeno in particolari condizioni.
Un rifiuto che sa di sconfitta.
Note:
- Implicazioni dell'aborto clandestino: http://www.buenasalud.com/lib/ShowDoc.cfm?LibDocID=3303&ReturnCatID=10 - Plan Colombia: http://www.narcomafie.it/colombia_20.htm - Legge Giustizia e Pace: http://www.lettera22.it/showart.php?id=3284&rubrica=39 - La posizione del vaticano: http://www.italiaestera.net/modules.php?name=News&file=brevi&sid=1034 - Il gruppo Catòlicas por el Derecho a Decidir: http://www.geocities.com/catolicas/articulos/campana_28_sep/index.html - Turismo sessuale: http://webrebelde.blogosfere.it/2005/11/per_i_nostri_pr.html
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COLOMBIA .ABORTO LIMITATO-IL PRIMO CASO DI ABORTO LEGALE
Primo caso di aborto nella storia del paese
E' avvenuto stanotte il primo caso di aborto (legale) nella storia della Colombia, Paese fortemente cattolico, dopo che in maggio la procedura era stata legalizzata. L'aborto è permesso in soli 3 casi: se la vita della madre è in pericolo, se il feto è gravemente deformato o se la gravidanza è il risultato di uno stupro. In quest'occasione si trattava di una ragazzina di 11 anni violentata dal patrigno. Nonostante il cambiamento della legge, il caso ha dovuto passare in Corte costituzionale prima che l'aborto venisse autorizzato.
Colombia - 25.8.2006
COLOMBIA: LE DONNE RISCHIANO LA GALERA PER ABORTIRESI STIMANO 400.000 ABORTI CLANDESTINI ALL'ANNO, SPECIE TRA LE ADOLESCENTI. PROIBIZIONE ASSOLUTA ANCHE IN CASO DI PERICOLO DI VITA, STUPRO O INCESTO. HUMAN RIGHTS WATCH SI UNISCE ALLA SFIDA CONTRO LA LEGISLAZIONE ANTIABORTISTA
Settembre 2005, di HRW. Traduzione di Luisa
Colombia: le donne rischiano la galera per abortire. Si stimano 400.000 aborti clandestini all'anno, specie tra le adolescenti. Proibizione assoluta anche in caso di pericolo di vita, stupro e incesto. Human Rights Watch si unisce alla sfida contro la legislazione anti-abortista. Settembre 2005. Di HRW. Traduzione di Luisa. (New York, 27 giugno, 2005) In Colombia le donne possono essere detenute fino a quattro anni e mezzo per aver abortito, anche nei casi di violenza o di pericolo di vita. In un messaggio alla Corte Costituzionale colombiana, Human Rights Watch sostiene che le sanzioni penali per chi abortisce sono contrarie agli obblighi previsti dal diritto internazionale e dovrebbero essere dichiarate incostituzionali."Le donne non dovrebbero essere mandate in prigione per aver abortito," dice Marianne Mollmann, ricercatrice sui diritti umani presso Human Rights Watch. "la legislazione anti-abortista in Colombia viola i fondamentali diritti umani delle donne e dovrebbe essere revocata." Il 14 april l'avvocato colombiano Monica del Pilar Roa Lopez, direttore di progetto di Women's Link Worldwide, ha chiesto al tribunale di rivedere la legislazione colombiana sull'aborto e dichiararla incostituzionale. L'ufficio dell'avv. Roa ha subito un effrazione il 16 giugno e sono stati rubati 2 computer e file riservati. Human Rights Watch è preoccupata per l'incolumità del personale che si occupa di questo caso. Si stima che in Colombia avvengano circa 450,000 aborti all'anno. Studi recenti dimostrano che la percentuale di adolescenti che si sottopongono ad aborto illegale è superiore rispetto alle donne adulte. Le conseguenze degli aborti illegali sono una causa primaria di mortalità materna, visto che l'aborto illegale e non sicuro provoca complicazioni mediche che possono essere fatali. Gli enti delle Nazioni Unite che sorvegliano sulle principali convenzioni sui diritti umani hanno ripetutamente insistito sul fatto che l'aborto va depenalizzato almeno nei casi in cui la salute della donna incinta è in pericolo o nei casi di incesto e stupro.Numerosi enti hanno apertamente criticato la legislazione antiabortista colombiana , sottolineando la discriminazione contro le donne e la violazione del loro diritto alla vita e alla salute.Nel proprio appello alla Corte Costituzionale, Human Rights Watch ha citato anche i risultati degli enti regionali sui diritti umani. La Commissione Inter-Americana sui diritti umani ha detto che la più importante Convenzione sui diritti umani, la Convenzione Americana sui diritti umani, è compatibile con il diritto della donna all'accesso all'aborto legale e sicuro.La legge colombiana proibisce l'aborto in qualsiasi caso. La pena è più lieve se la gravidanza è la conseguenza di uno stupro (o "inseminazione artificiale non consensuale"). Nel 2000 il Congresso colombiano ha modificato il codice penale, aggiungendo la possibilità per il giudice di comminare pene diverse a seconda dei casi. Comunque il giudice gode di discrezionalità solo nei casi di stupro e a due ulteriori condizioni: se l'aborto avviene in "situazioni straordinarie di motivazione anormale" (una clausola ambigua che richiede interpretazione da parte del giudice) e se il giudice ritiene la punizione "non necessaria." Comunque una successiva modifica nel 2005 ha esteso la massima pena per aborto da tre a 4 anni e mezzo. "Invece di modificare la legislazione per renderla conforme alle previsioni internazionali sui diritti umani, le autorità colombiane hanno solo imposto pene più severe alle donne per aver esercitato i propri diritti umani," sostiene Millmann. "la corte ha l'obbligo di ribaltare questo sviluppo anti-costituzionale."
To view this document on the Human Rights Watch web site, please visit: http://hrw.org/english/docs/2005/06/22/colomb11202.htm
http://isole.ecn.org/reds/donne/latinoamericane/la0509colombiaaborto.html
E' avvenuto stanotte il primo caso di aborto (legale) nella storia della Colombia, Paese fortemente cattolico, dopo che in maggio la procedura era stata legalizzata. L'aborto è permesso in soli 3 casi: se la vita della madre è in pericolo, se il feto è gravemente deformato o se la gravidanza è il risultato di uno stupro. In quest'occasione si trattava di una ragazzina di 11 anni violentata dal patrigno. Nonostante il cambiamento della legge, il caso ha dovuto passare in Corte costituzionale prima che l'aborto venisse autorizzato.
Colombia - 25.8.2006
COLOMBIA: LE DONNE RISCHIANO LA GALERA PER ABORTIRESI STIMANO 400.000 ABORTI CLANDESTINI ALL'ANNO, SPECIE TRA LE ADOLESCENTI. PROIBIZIONE ASSOLUTA ANCHE IN CASO DI PERICOLO DI VITA, STUPRO O INCESTO. HUMAN RIGHTS WATCH SI UNISCE ALLA SFIDA CONTRO LA LEGISLAZIONE ANTIABORTISTA
Settembre 2005, di HRW. Traduzione di Luisa
Colombia: le donne rischiano la galera per abortire. Si stimano 400.000 aborti clandestini all'anno, specie tra le adolescenti. Proibizione assoluta anche in caso di pericolo di vita, stupro e incesto. Human Rights Watch si unisce alla sfida contro la legislazione anti-abortista. Settembre 2005. Di HRW. Traduzione di Luisa. (New York, 27 giugno, 2005) In Colombia le donne possono essere detenute fino a quattro anni e mezzo per aver abortito, anche nei casi di violenza o di pericolo di vita. In un messaggio alla Corte Costituzionale colombiana, Human Rights Watch sostiene che le sanzioni penali per chi abortisce sono contrarie agli obblighi previsti dal diritto internazionale e dovrebbero essere dichiarate incostituzionali."Le donne non dovrebbero essere mandate in prigione per aver abortito," dice Marianne Mollmann, ricercatrice sui diritti umani presso Human Rights Watch. "la legislazione anti-abortista in Colombia viola i fondamentali diritti umani delle donne e dovrebbe essere revocata." Il 14 april l'avvocato colombiano Monica del Pilar Roa Lopez, direttore di progetto di Women's Link Worldwide, ha chiesto al tribunale di rivedere la legislazione colombiana sull'aborto e dichiararla incostituzionale. L'ufficio dell'avv. Roa ha subito un effrazione il 16 giugno e sono stati rubati 2 computer e file riservati. Human Rights Watch è preoccupata per l'incolumità del personale che si occupa di questo caso. Si stima che in Colombia avvengano circa 450,000 aborti all'anno. Studi recenti dimostrano che la percentuale di adolescenti che si sottopongono ad aborto illegale è superiore rispetto alle donne adulte. Le conseguenze degli aborti illegali sono una causa primaria di mortalità materna, visto che l'aborto illegale e non sicuro provoca complicazioni mediche che possono essere fatali. Gli enti delle Nazioni Unite che sorvegliano sulle principali convenzioni sui diritti umani hanno ripetutamente insistito sul fatto che l'aborto va depenalizzato almeno nei casi in cui la salute della donna incinta è in pericolo o nei casi di incesto e stupro.Numerosi enti hanno apertamente criticato la legislazione antiabortista colombiana , sottolineando la discriminazione contro le donne e la violazione del loro diritto alla vita e alla salute.Nel proprio appello alla Corte Costituzionale, Human Rights Watch ha citato anche i risultati degli enti regionali sui diritti umani. La Commissione Inter-Americana sui diritti umani ha detto che la più importante Convenzione sui diritti umani, la Convenzione Americana sui diritti umani, è compatibile con il diritto della donna all'accesso all'aborto legale e sicuro.La legge colombiana proibisce l'aborto in qualsiasi caso. La pena è più lieve se la gravidanza è la conseguenza di uno stupro (o "inseminazione artificiale non consensuale"). Nel 2000 il Congresso colombiano ha modificato il codice penale, aggiungendo la possibilità per il giudice di comminare pene diverse a seconda dei casi. Comunque il giudice gode di discrezionalità solo nei casi di stupro e a due ulteriori condizioni: se l'aborto avviene in "situazioni straordinarie di motivazione anormale" (una clausola ambigua che richiede interpretazione da parte del giudice) e se il giudice ritiene la punizione "non necessaria." Comunque una successiva modifica nel 2005 ha esteso la massima pena per aborto da tre a 4 anni e mezzo. "Invece di modificare la legislazione per renderla conforme alle previsioni internazionali sui diritti umani, le autorità colombiane hanno solo imposto pene più severe alle donne per aver esercitato i propri diritti umani," sostiene Millmann. "la corte ha l'obbligo di ribaltare questo sviluppo anti-costituzionale."
To view this document on the Human Rights Watch web site, please visit: http://hrw.org/english/docs/2005/06/22/colomb11202.htm
http://isole.ecn.org/reds/donne/latinoamericane/la0509colombiaaborto.html
NICARAGUA IL CAMBIAMENO POLITICO E L'ABORTO
Managua - In Nicaragua, la donna che abortisce e il medico che l’assiste rischiano trent’anni di carcere. Lo sancisce una nuova legge, che prevede il divieto totale dell’aborto anche in caso di pericolo di vita della donna. E’ stata approvata ieri in Parlamento, la norma voluta dal presidente uscente, Enrique Bolanos, e che ha ottenuto il via libera in commissione sei giorni fa. A favore della disposizione, si sono espressi i leader del Fronte nazionale di liberazione sandinista (il partito di sinistra che ha come candidato alle presidenziali Daniel Ortega, già al governo del Paese negli anni Ottanta) e quelli di Alleanza liberale, formazione di destra. Tra i diversi candidati alla successione di Bolanos, contro il divieto totale della pratica dell’aborto, si è schierato apertamente soltanto Edmundo Jarquin, un sandinista dissidente del Movimento di rinnovamento sandinista. La legge che vieta l’aborto, nei giorni scorsi, è stata duramente criticata dalle organizzazioni che si battono per i diritti civili oltre che dai medici. Secondo il presidente della Società di ostreticia e di ginecologia, Efrain Toruno, «quando una donna che sanguina arriverà in ospedale, avremo paura di fare qualsiasi cosa. Se la curiamo, saremo perseguiti dalla legge, e se non interveniamo sarà lo stesso». Ha parlato di legge che «viola i diritti umani», Luisa Cabal del Centro per i diritti della riproduzione. «Consideriamo questa legge, come parte di una campagna reazionaria che va contro il trend regionale ed internazionale», ha commentato Cabal. In Nicaragua, ogni anno si praticano circa trentaduemila aborti clandestini. Negli ultimi tre anni, si sono registrati soltanto ventiquattro aborti legali, perché è stato riconosciuto il rischio della vita della madre. In questo Paese, infatti, non vi è la possibilità di eseguire l’aborto terapeutico in strutture pubbliche, se non in casi di grave rischio per la madre. Nel 2003 era stato autorizzato l’intervento su una bambina di nove anni, vittima di uno stupro.TRATTO DA:http://www.ilmeridiano.info/articolo.php?Rif=1585
INTERVISTA A MONICA BALTODANO
Monica Baltodano e l'accordo Ortega-Obando-TalaveraLista Informativa "Nicaragua y más": Mi piacerebbe cominciare con la sua opinione sul voto espresso dalla Asamblea Nacional a favore della penalizzazione dell'aborto terapeutico, perché mi sembra esprima la modalità di fare politica del FSLN in Nicaragua. Mónica Baltodano: Quello che abbiamo visto in Parlamento è stato il sostegno e soprattutto, la promozione del FSLN alla riforma del Codice Penale per penalizzare l'aborto terapeutico. È stato René Nuñez a promuoverla ed è stato il gruppo parlamentare del FSLN a mettere la maggioranza dei voti. Questo concorda con un processo di profonda regressione politica ed ideologica del Frente Sandinista e della sua cupola. Un processo di spostamento a destra che ha come espressione, tra le altre cose, il patto con il Cardinale Obando y Bravo e con la parte più reazionaria della gerarchia cattolica. Entrambi hanno continuato a tessere una serie di relazioni di carattere completamente interdipendente, sia il Cardinale Obando, che ha avuto serie divergenze con l'attuale governo e che è stato sostenuto dal Frente Sandinista, che Daniel Ortega. Inoltre, il cardinale ha una persona sotto la sua protezione all'interno del Consejo Supremo Electoral, che è il Presidente del CSE, Roberto Rivas, rieletto con i voti dei magistrati del FSLN. In cambio di questo sostegno, è sorto tra i due un accordo per scambiarsi favori, un "ti do e mi dai." Una prova evidente è quello che abbiamo visto oggi sul Canal 4 (canale televisivo il cui settore informativo è in mano al FSLN n.d.r.) quando, nonostante il periodo di silenzio elettorale ed utilizzando tutti i termini usati nella Campagna del danielismo, il Cardinale Obando y Bravo ha fatto un chiaro appello a votare per Daniel Ortega.Che cosa sta esigendo la gerarchia cattolica a Ortega? Un grosso passo indietro sui diritti delle donne.L'abbiamo visto con il congelamento del Codice della Famiglia, che giace da sette anni in Parlamento, con il congelamento della Legge sulle Pari Opportunità, dove l'alta gerarchia ha accusato le donne di voler promuovere il matrimoni gay, cosa molto lontana dalla realtà.L'hanno fatto anche attraverso la riaffermazione di un articolo del Codice Penale che praticamente penalizza la relazione omosessuale e lesbica e la transessualità. L'hanno fatto con l'attuale governo attraverso il veto al Manuale di Educazione Sessuale ed il FSLN ha appoggiato tutto questo. Esiste un contubernio che ubbidisce agli interessi di Daniel Ortega e del Cardinale Obando ed è un accordo di ripartizione del potere, perché coincidono nei loro interessi e non importa loro sacrificare i diritti essenziali delle donne, come nel caso dell'aborto terapeutico. Non le sembra che si tratti più di qualcosa di personale tra i due leader e che non coinvolga l'intera gerarchia cattolica? Ovviamente, all'interno di un contesto elettorale, Daniel Ortega e Rosario Murillo si sono proposti con questo mezzo, di convincere un maggior numero di elettori ed è una manovra grossolana e puramente elettorale. Non esiste, quindi, solo il patto con il Cardinale Obando, ma questa manovra elettorale coinvolge anche l'alta gerarchia, perché non è solamente Obando ad essere a favore della penalizzazione dell'aborto terapeutico, ma anche tutta la gerarchia, seguendo i criteri della parte più reazionaria del Vaticano. In questo modo, traggono benefici dall'avvicinamento al Cardinale Obando e migliorano la loro relazione con l'alta gerarchia, perché è evidente che l'attuale Vescovo di Managua non ha una buona relazione con Ortega e tende maggiormente a una separazione tra i temi religiosi ed i temi politici.Con questa manovra, Ortega, pretendeva evidentemente di raccogliere voti. Alcuni membri del gruppo parlamentare sandinista hanno detto chiaramente che, quando si discuta il nuovo Codice Penale, si reinserirà il diritto all'aborto terapeutico. Questo mette in evidenza la doppia morale, il doppio discorso, la dualità e il modo di far politica.La verità è che non sarà così facile cambiare quello che hanno fatto, perché si troveranno di fronte nuovamente alle marce e alla pressione sociale. Quale crede sia la causa di questo pragmatismo del FSLN? Ha a che vedere con i profondi cambiamenti che ci sono stati all'interno del modo di condurre il FSLN. Bisogna ricordare che la maggioranza dei quadri storici del Frente Sandinista non sono più con Daniel Ortega.Ne sono rimasti solo alcuni ed inoltre, sono circondati da un gruppo economico che ora gestisce il partito.Essenzialmente quello a cui assistiamo è la conformazione di un nuovo gruppo economico, i cui capitali sono cresciuti grazie alla ripartizione dei beni provenienti dalla piñata, utilizzando come paravento la ripartizione sociale dei beni.Un'altra parte di questi capitali proviene dalle proprietà che in teoria appartenevano al Frente Sandinista e che ora sono state privatizzate a beneficio di tre o quattro persone o di loro prestanomi.È un gruppo economico che si è accordato con un altro gruppo economico, che è quello dei manager del PLC.È per questo motivo che usano toni viscerali contro l'oligarchia tradizionale, perché lottano per occupare gli spazi economici in un'economia di mercato. Per me sono solo imprenditori, con certi risvolti mafiosi ed il loro principale interesse è l'utilizzo del potere per perseguire i loro interessi. L'unica cosa che rimane alla popolazione è il discorso, la retorica, la parola vuota, e se vincessero, come dicono i sondaggi, tutto questo verrebbe chiaramente alla luce.Ma chi comanda veramente nel Frente Sandinista? È Daniel Ortega e la sua famiglia, perché è la mente di questo progetto imprenditoriale. È proprietario di innumerevoli beni, ma ovviamente utilizza prestanomi. Il FSLN è regredito così tanto da essere diventato un qualsiasi gruppo economico. La cosa peggiore è però che utilizzano un partito che ha una bandiera, una storia e un ideale di sinistra, ma senza usarli, nemmeno per definire la loro linea politica, perché questa linea viene dettata da Daniel Ortega. Sta parlando di gruppi economici molto potenti, di grandi imprenditori, di pragmatismo, ma contemporaneamente, il FSLN ha relazioni molto forti con governi di sinistra come Venezuela, Cuba e Bolivia. Come se lo spiega? È per una ragione molto semplice. I governi latinoamericani moderati non apprezzano molto Daniel Ortega e il FSLN, in quanto lo stile e il modo di fare politica non è moderato.Ha una pratica politica di destra, ma con stili e metodi radicali. In qualunque momento potrebbero, per esempio, paralizzare il paese con una mobilitazione studentesca. È un atteggiamento molto schizofrenico.La seconda ragione è che fino ad oggi, per la sinistra mondiale, il punto di riferimento della sinistra in Nicaragua sono ancora il Frente Sandinista e Daniel Ortega, perché non esiste ancora una forza alternativa.La Alianza MRS è nata da poco e non ha ancora terminato il proprio processo di definizione per potersi profilare come una forza propriamente di sinistra.È naturale che da fuori ed occupando la rappresentazione formale nel Foro di Sao Paulo, nell'Internazionale Socialista, nella COPPPAL, l'organizzazione che si presenta formalmente come la sinistra nicaraguense sia il Frente Sandinista.In una correlazione latinoamericana, basata molto sullo scontro con gli Stati Uniti da parte di Venezuela, Bolivia e Cuba, opportunisticamente, Daniel Ortega, si è avvicinato a questi governi, ma solo negli ultimi anni.Ricordo ancora che quando ero deputata e Hugo Chávez era stato eletto presidente, Daniel Ortega lo considerava un militare golpista. I primi a parlare della Rivoluzione Bolivariana siamo stati noi di Izquierda Democrática, come sinistra del FSLN.Siamo stati noi ad avere le prime relazioni con loro. Nell'ultimo anno, con l'arrivo delle elezioni, il FSLN ha iniziato un avvicinamento a questo blocco di paesi. Per loro, per Evo Morales, Chávez, Lula, i quali si sono pronunciati a favore di Daniel Ortega, mentre Fidel non si è pronunciato, è importante che vinca un governo che si immerga nella correlazione di forze di fronte all'imperialismo nordamericano.Sarebbe una nazione in più e questo è normale. La politica interna non è un tema sul quale debbano pronunciarsi, perché a loro interessa avere un alleato e questo è quello che Daniel gli offre.Vedremo poi come lo farà, ma non mi sorprendono queste relazioni.In questo contesto, in che cosa si differenzia la Alianza MRS? Abbiamo segnalato che con il suo comportamento politico, il danielismo si è allontanato dai principi, dai valori e dalla proposta originale del sandinismo. Riguardando l'ideologia storica sandinista, Carlos Fonseca puntava a una vera democrazia, era contro i patti libero-consevatori, la politica intesa come ripartizione di prebende e cariche ed era a favore di un antimperialismo reale. L'antimperialismo di Ortega è puramente retorico, perché nella pratica favorisce gli interessi delle multinazionali in Nicaragua.Quando ordina a tutti i suoi deputati di approvare tutte le leggi complementari del CAFTA o quando permette la sua approvazione senza aver fatto nessun tipo di lavoro di coscientizzazione tra la gente, con l'obiettivo di generare un movimento sociale di resistenza al CAFTA, nella pratica sta appoggiando la politica imperialista.Un lavoro di coscientizzazione con la base è fondamentale, basta vedere quello che sta succedendo in questi giorni in Costa Rica contro il CAFTA, paese che non ha nemmeno la storia e la vita rivoluzionaria che abbiamo avuto qui in Nicaragua.La politica imperialista si esprime oggi con i Trattati di libero commercio (TLC) e quindi il FSLN sta facendo un discorso antimperialista, ma ha un comportamento di destra.Quello che succede, poi, è che la stupidità del Dipartimento di Stato nordamericano e dei politici neoconservatori che dominano la Casa Bianca, non permette loro di rendersi conto che con i loro attacchi a Daniel Ortega stanno facendo esattamente il suo gioco, perché lo fanno apparire come un antimperialista. Siamo di fronte a comportamenti e discorsi che vanno su strade radicalmente diverse. È per questo motivo che noi, come Movimiento de Rescate al Sandinismo, chiediamo il ritorno ai principi originari del Frente. Ma, in che cosa vi differenziate? Ci differenziamo nella pratica politica, perché siamo contro il prebendarismo, contro l'usufrutto del potere da parte di poche persone, abbiamo una proposto per recuperare l'etica sandinista e crediamo che sia immorale quello che si sta facendo ed abbiamo profonde differenze di carattere etico e politico. Non abbiamo ancora terminato di configurarci in termini politici ed ideologici perché, disgraziatamente, il nostro movimento si è articolato in vista di un processo elettorale e le discussioni ed i dibattiti sono più di carattere elettorale che di carattere politico-ideologico. Una volta finite le elezioni, ritorneremo a mettere in prima linea il dibattito sulle questioni di fondo, come ad esempio, una posizione comune rispetto al neoliberismo, agli Stati Uniti, al modello che, nel suo insieme, sta schiacciando come paese. Su questo punto, nella Alianza MRS convivono diverse anime. Ci sono settori che sono usciti dal FSLN durante la prima scissione del 1994-95, c'è Izquierda Democrática, ci sono esponenti della società civile e della parte più radicale del movimentismo, membri dei movimenti di donne, il Partito Socialista ed un candidato che ha lavorato per anni per il BID. Indipendentemente dai risultati elettorali, come farete a tenere unite tutte queste espressioni su temi molto delicati come quelli che ha appena toccato? Non esiste il rischio di una polverizzazione in un'alleanza che si è formata per motivi elettorali? Questa è la grande sfida che stiamo affrontando ed abbiamo già iniziato a discutere di questo.Siamo decisi a continuare a lavorare uniti in funzione della creazione della nuova sinistra in Nicaragua. Ho sempre affermato che uno dei grandi deficit della Frente Sandinista è stato l'abbandono del lavoro politico, della formazione e della coscientizzazione della gente. Come si può pensare che, ad esempio, le persone capiscano i danni che il CAFTA arrecherà al paese, se non gli si spiega che cosa vuole dire questa sigla per loro e per la loro vita? E intanto, il Governo porta avanti una grossa campagna per convincere la gente che il CAFTA è positivo...La stessa cosa è successa con altri temi. C'è stato un periodo in cui realmente la gente pensava che la cosa migliore per risolvere il problema dell'energia fossero le privatizzazioni e solo dopo alcuni anni, si è resa conto che avevamo ragione, quando dicevamo che la privatizzazione sarebbe stata un fallimento. Una delle cose che dovremo fare è la creazione di correlazioni sociali Queste sono bandiere che se le alzi, ma non ci lavori su con la gente, diventano solo retorica. Il nostro lavoro deve essere puntato a creare correlazioni sociali, attraverso lo sviluppo del lavoro di una forza che si sta creando e che si rivendichi come sinistra e che assuma tutte le bandiere della sinistra. Quanti settori di quelli che oggi formano la Alianza MRS crede che seguirebbero questa ipotesi?Io credo che sarebbe la maggioranza. Molti di quelli che all'inizio avevano posizioni più moderate, hanno assunto oggi posizioni più radicali su questi temi.Ti faccio un esempio. Una figura come quella di Ernesto Cardenal, che è una figura che ha avuto sempre posizioni molto radicali in tutti i forum mondiali in difesa dell'umanità, nella sua relazione con temi come il neoliberismo, la politica imperialista, il problema della Palestina. Abbiamo molte figure di questo tipo e cerchiamo di mantenerci uniti attorno ad un progetto. Quando Izquierda Democrática decise di appoggiare il progetto di Herty Lewites, lei mi disse che era ancora molto presto per parlare di un Programma di Governo e che, al momento giusto, avreste messo sul tavolo i contenuti che consideravate più importanti per voi.Quanto del Programma della Alianza MRS raccoglie questi contenuti? L'équipe che ha lavorato alla stesura del Programma della Alianza MRS aveva un compito che consideriamo cruciale per la sinistra. Crediamo che, senza una crescita economica ed una distribuzione equilibrata della ricchezza, non ci sia la possibilità di uscire dal pantano in cui si trovano le masse di nicaraguensi.Il nostro programma presenta misure molto concrete in relazione alla distribuzione della ricchezza, misure che si distanziano in modo molto radicale dalle politiche neoliberiste che hanno prevalso fino ad oggi.Ci sono anche progetti di rottura nei confronti delle condizioni imposte dal FMI, come l'incremento della spesa per l'Istruzione fino al raggiungimento del 7 per cento del PIL o il tema di una politica estera di non allineamento con nessuna potenza. Ovviamente, noi avremmo voluto che la nostra Alianza avesse una posizione molto più forte e decisa contro il neoliberismo, più a sinistra. Logicamente bisognava anche pensare al contesto elettorale.Io continuo a credere che il nostro campo principale di disputa avrebbe dovuto essere quello della sinistra e non tanto quello degli indecisi o degli indefiniti. Questo ci avrebbe dato più risultati con la base sandinista, ma la correlazione di forze all'interno della Alianza non l'ha permesso.Una cosa interessante è che una delle riserve che molta gente aveva nei confronti della Alianza MRS, era che stavamo combattendo il caudillismo di Daniel Ortega, ma che anche Herty Lewites appariva come una figura caudillista, perché il progetto si incentrava molto sulla sua figura.La morte di Herty ha messo in evidenza che, oltre alla sua figura, esistevano una volontà di cambiamento e la volontà di un settore della popolazione e del sandinismo che volevano che il progetto continuasse. Volevano che la Alianza restasse unita per costruire una nuova forza. Un forza che crediamo debba essere profondamente vincolata all'ideologia sandinista, che è parte della nostra storia ed è l'ombelico della nostra identità, con politiche profondamente di sinistra. Questo creerà sicuramente problemi, perché queste cose richiedono dibattiti, discussioni ed il Movimiento de Rescate al Sandinismo, all'interno del quale si posiziona Izquierda Democrática, è la parte principale di questa Alianza. Secondo i sondaggi sembra che alla fine ci saranno quattro forze molto consistenti nel nuovo Parlamento. Avete già discusso su come vi muoverete a livello di alleanze o negoziazioni? Abbiamo discusso sui punti che consideriamo essenziali come la rimozione del Patto libero-sandinista, la non rielezione presidenziale, la riduzione del numero dei deputati e le riforme costituzionali.Su questi punti dovremo cercare accordi con alcune figure del liberalismo e con alcune figure che pensiamo si possano staccare dal danielismo, perché il gruppo parlamentare del FSLN non ci sembra monolitico come nel passato.Dovremo creare sinergie e contatti dipendendo dal tema. Se il FSLN propone un tema che consideriamo importante per la popolazione, voteremo insieme ai suoi deputati e faremo lo stesso con le altre forze presenti in Parlamento.La cosa fondamentale sarà riuscire ad evitare che si riproponga il patto bicefalo, in cui due persone si siedono e decidono per gli altri, ma credo che con la nuova correlazione di forze non sia più possibile.Mancando poche ore al voto, quale è la reale aspettativa della Alianza MRS? Credete davvero di poter vincere al primo turno? I sondaggi dicono che esiste una grande percentuale di gente che non ha ancora definito il suo voto. Lo studio che abbiamo fatto sulla simpatia nei confronti della nostra Alianza e dei nostri candidati, ci dà il pieno diritto ad avere grosse aspettative e che buona parte di questa percentuale voti per noi, con un atteggiamento güegüense (voto segreto e contrario a ciò che si è annunciato), che ha sempre predominato nelle elezioni precedenti. Crediamo di poter essere tra i primi due. Questa è la nostra aspettativa e dobbiamo dirlo con sincerità. Sappiamo anche che esiste una percentuale di persone che pubblicamente dice di votare per il danielismo, perché lavorano nel Comune, perché hanno una certa dipendenza spirituale storica, ma che alla fine ci hanno detto che voteranno per noi. Nel caso di un ballottaggio tra Daniel Ortega e un candidato liberale, la Alianza MRS darebbe indicazioni di voto? Stiamo cominciando a discutere di questo, ma per il momento non abbiamo ancora una posizione definita.© (Testo Giorgio Trucchi -Ass. Italia-Nicaragua gtrucchi@itanica.org )Inserimento in data 4 Novembre 2006
http://www.novena.it/informaborto/2006/57.htm
INTERVISTA A MONICA BALTODANO
Monica Baltodano e l'accordo Ortega-Obando-TalaveraLista Informativa "Nicaragua y más": Mi piacerebbe cominciare con la sua opinione sul voto espresso dalla Asamblea Nacional a favore della penalizzazione dell'aborto terapeutico, perché mi sembra esprima la modalità di fare politica del FSLN in Nicaragua. Mónica Baltodano: Quello che abbiamo visto in Parlamento è stato il sostegno e soprattutto, la promozione del FSLN alla riforma del Codice Penale per penalizzare l'aborto terapeutico. È stato René Nuñez a promuoverla ed è stato il gruppo parlamentare del FSLN a mettere la maggioranza dei voti. Questo concorda con un processo di profonda regressione politica ed ideologica del Frente Sandinista e della sua cupola. Un processo di spostamento a destra che ha come espressione, tra le altre cose, il patto con il Cardinale Obando y Bravo e con la parte più reazionaria della gerarchia cattolica. Entrambi hanno continuato a tessere una serie di relazioni di carattere completamente interdipendente, sia il Cardinale Obando, che ha avuto serie divergenze con l'attuale governo e che è stato sostenuto dal Frente Sandinista, che Daniel Ortega. Inoltre, il cardinale ha una persona sotto la sua protezione all'interno del Consejo Supremo Electoral, che è il Presidente del CSE, Roberto Rivas, rieletto con i voti dei magistrati del FSLN. In cambio di questo sostegno, è sorto tra i due un accordo per scambiarsi favori, un "ti do e mi dai." Una prova evidente è quello che abbiamo visto oggi sul Canal 4 (canale televisivo il cui settore informativo è in mano al FSLN n.d.r.) quando, nonostante il periodo di silenzio elettorale ed utilizzando tutti i termini usati nella Campagna del danielismo, il Cardinale Obando y Bravo ha fatto un chiaro appello a votare per Daniel Ortega.Che cosa sta esigendo la gerarchia cattolica a Ortega? Un grosso passo indietro sui diritti delle donne.L'abbiamo visto con il congelamento del Codice della Famiglia, che giace da sette anni in Parlamento, con il congelamento della Legge sulle Pari Opportunità, dove l'alta gerarchia ha accusato le donne di voler promuovere il matrimoni gay, cosa molto lontana dalla realtà.L'hanno fatto anche attraverso la riaffermazione di un articolo del Codice Penale che praticamente penalizza la relazione omosessuale e lesbica e la transessualità. L'hanno fatto con l'attuale governo attraverso il veto al Manuale di Educazione Sessuale ed il FSLN ha appoggiato tutto questo. Esiste un contubernio che ubbidisce agli interessi di Daniel Ortega e del Cardinale Obando ed è un accordo di ripartizione del potere, perché coincidono nei loro interessi e non importa loro sacrificare i diritti essenziali delle donne, come nel caso dell'aborto terapeutico. Non le sembra che si tratti più di qualcosa di personale tra i due leader e che non coinvolga l'intera gerarchia cattolica? Ovviamente, all'interno di un contesto elettorale, Daniel Ortega e Rosario Murillo si sono proposti con questo mezzo, di convincere un maggior numero di elettori ed è una manovra grossolana e puramente elettorale. Non esiste, quindi, solo il patto con il Cardinale Obando, ma questa manovra elettorale coinvolge anche l'alta gerarchia, perché non è solamente Obando ad essere a favore della penalizzazione dell'aborto terapeutico, ma anche tutta la gerarchia, seguendo i criteri della parte più reazionaria del Vaticano. In questo modo, traggono benefici dall'avvicinamento al Cardinale Obando e migliorano la loro relazione con l'alta gerarchia, perché è evidente che l'attuale Vescovo di Managua non ha una buona relazione con Ortega e tende maggiormente a una separazione tra i temi religiosi ed i temi politici.Con questa manovra, Ortega, pretendeva evidentemente di raccogliere voti. Alcuni membri del gruppo parlamentare sandinista hanno detto chiaramente che, quando si discuta il nuovo Codice Penale, si reinserirà il diritto all'aborto terapeutico. Questo mette in evidenza la doppia morale, il doppio discorso, la dualità e il modo di far politica.La verità è che non sarà così facile cambiare quello che hanno fatto, perché si troveranno di fronte nuovamente alle marce e alla pressione sociale. Quale crede sia la causa di questo pragmatismo del FSLN? Ha a che vedere con i profondi cambiamenti che ci sono stati all'interno del modo di condurre il FSLN. Bisogna ricordare che la maggioranza dei quadri storici del Frente Sandinista non sono più con Daniel Ortega.Ne sono rimasti solo alcuni ed inoltre, sono circondati da un gruppo economico che ora gestisce il partito.Essenzialmente quello a cui assistiamo è la conformazione di un nuovo gruppo economico, i cui capitali sono cresciuti grazie alla ripartizione dei beni provenienti dalla piñata, utilizzando come paravento la ripartizione sociale dei beni.Un'altra parte di questi capitali proviene dalle proprietà che in teoria appartenevano al Frente Sandinista e che ora sono state privatizzate a beneficio di tre o quattro persone o di loro prestanomi.È un gruppo economico che si è accordato con un altro gruppo economico, che è quello dei manager del PLC.È per questo motivo che usano toni viscerali contro l'oligarchia tradizionale, perché lottano per occupare gli spazi economici in un'economia di mercato. Per me sono solo imprenditori, con certi risvolti mafiosi ed il loro principale interesse è l'utilizzo del potere per perseguire i loro interessi. L'unica cosa che rimane alla popolazione è il discorso, la retorica, la parola vuota, e se vincessero, come dicono i sondaggi, tutto questo verrebbe chiaramente alla luce.Ma chi comanda veramente nel Frente Sandinista? È Daniel Ortega e la sua famiglia, perché è la mente di questo progetto imprenditoriale. È proprietario di innumerevoli beni, ma ovviamente utilizza prestanomi. Il FSLN è regredito così tanto da essere diventato un qualsiasi gruppo economico. La cosa peggiore è però che utilizzano un partito che ha una bandiera, una storia e un ideale di sinistra, ma senza usarli, nemmeno per definire la loro linea politica, perché questa linea viene dettata da Daniel Ortega. Sta parlando di gruppi economici molto potenti, di grandi imprenditori, di pragmatismo, ma contemporaneamente, il FSLN ha relazioni molto forti con governi di sinistra come Venezuela, Cuba e Bolivia. Come se lo spiega? È per una ragione molto semplice. I governi latinoamericani moderati non apprezzano molto Daniel Ortega e il FSLN, in quanto lo stile e il modo di fare politica non è moderato.Ha una pratica politica di destra, ma con stili e metodi radicali. In qualunque momento potrebbero, per esempio, paralizzare il paese con una mobilitazione studentesca. È un atteggiamento molto schizofrenico.La seconda ragione è che fino ad oggi, per la sinistra mondiale, il punto di riferimento della sinistra in Nicaragua sono ancora il Frente Sandinista e Daniel Ortega, perché non esiste ancora una forza alternativa.La Alianza MRS è nata da poco e non ha ancora terminato il proprio processo di definizione per potersi profilare come una forza propriamente di sinistra.È naturale che da fuori ed occupando la rappresentazione formale nel Foro di Sao Paulo, nell'Internazionale Socialista, nella COPPPAL, l'organizzazione che si presenta formalmente come la sinistra nicaraguense sia il Frente Sandinista.In una correlazione latinoamericana, basata molto sullo scontro con gli Stati Uniti da parte di Venezuela, Bolivia e Cuba, opportunisticamente, Daniel Ortega, si è avvicinato a questi governi, ma solo negli ultimi anni.Ricordo ancora che quando ero deputata e Hugo Chávez era stato eletto presidente, Daniel Ortega lo considerava un militare golpista. I primi a parlare della Rivoluzione Bolivariana siamo stati noi di Izquierda Democrática, come sinistra del FSLN.Siamo stati noi ad avere le prime relazioni con loro. Nell'ultimo anno, con l'arrivo delle elezioni, il FSLN ha iniziato un avvicinamento a questo blocco di paesi. Per loro, per Evo Morales, Chávez, Lula, i quali si sono pronunciati a favore di Daniel Ortega, mentre Fidel non si è pronunciato, è importante che vinca un governo che si immerga nella correlazione di forze di fronte all'imperialismo nordamericano.Sarebbe una nazione in più e questo è normale. La politica interna non è un tema sul quale debbano pronunciarsi, perché a loro interessa avere un alleato e questo è quello che Daniel gli offre.Vedremo poi come lo farà, ma non mi sorprendono queste relazioni.In questo contesto, in che cosa si differenzia la Alianza MRS? Abbiamo segnalato che con il suo comportamento politico, il danielismo si è allontanato dai principi, dai valori e dalla proposta originale del sandinismo. Riguardando l'ideologia storica sandinista, Carlos Fonseca puntava a una vera democrazia, era contro i patti libero-consevatori, la politica intesa come ripartizione di prebende e cariche ed era a favore di un antimperialismo reale. L'antimperialismo di Ortega è puramente retorico, perché nella pratica favorisce gli interessi delle multinazionali in Nicaragua.Quando ordina a tutti i suoi deputati di approvare tutte le leggi complementari del CAFTA o quando permette la sua approvazione senza aver fatto nessun tipo di lavoro di coscientizzazione tra la gente, con l'obiettivo di generare un movimento sociale di resistenza al CAFTA, nella pratica sta appoggiando la politica imperialista.Un lavoro di coscientizzazione con la base è fondamentale, basta vedere quello che sta succedendo in questi giorni in Costa Rica contro il CAFTA, paese che non ha nemmeno la storia e la vita rivoluzionaria che abbiamo avuto qui in Nicaragua.La politica imperialista si esprime oggi con i Trattati di libero commercio (TLC) e quindi il FSLN sta facendo un discorso antimperialista, ma ha un comportamento di destra.Quello che succede, poi, è che la stupidità del Dipartimento di Stato nordamericano e dei politici neoconservatori che dominano la Casa Bianca, non permette loro di rendersi conto che con i loro attacchi a Daniel Ortega stanno facendo esattamente il suo gioco, perché lo fanno apparire come un antimperialista. Siamo di fronte a comportamenti e discorsi che vanno su strade radicalmente diverse. È per questo motivo che noi, come Movimiento de Rescate al Sandinismo, chiediamo il ritorno ai principi originari del Frente. Ma, in che cosa vi differenziate? Ci differenziamo nella pratica politica, perché siamo contro il prebendarismo, contro l'usufrutto del potere da parte di poche persone, abbiamo una proposto per recuperare l'etica sandinista e crediamo che sia immorale quello che si sta facendo ed abbiamo profonde differenze di carattere etico e politico. Non abbiamo ancora terminato di configurarci in termini politici ed ideologici perché, disgraziatamente, il nostro movimento si è articolato in vista di un processo elettorale e le discussioni ed i dibattiti sono più di carattere elettorale che di carattere politico-ideologico. Una volta finite le elezioni, ritorneremo a mettere in prima linea il dibattito sulle questioni di fondo, come ad esempio, una posizione comune rispetto al neoliberismo, agli Stati Uniti, al modello che, nel suo insieme, sta schiacciando come paese. Su questo punto, nella Alianza MRS convivono diverse anime. Ci sono settori che sono usciti dal FSLN durante la prima scissione del 1994-95, c'è Izquierda Democrática, ci sono esponenti della società civile e della parte più radicale del movimentismo, membri dei movimenti di donne, il Partito Socialista ed un candidato che ha lavorato per anni per il BID. Indipendentemente dai risultati elettorali, come farete a tenere unite tutte queste espressioni su temi molto delicati come quelli che ha appena toccato? Non esiste il rischio di una polverizzazione in un'alleanza che si è formata per motivi elettorali? Questa è la grande sfida che stiamo affrontando ed abbiamo già iniziato a discutere di questo.Siamo decisi a continuare a lavorare uniti in funzione della creazione della nuova sinistra in Nicaragua. Ho sempre affermato che uno dei grandi deficit della Frente Sandinista è stato l'abbandono del lavoro politico, della formazione e della coscientizzazione della gente. Come si può pensare che, ad esempio, le persone capiscano i danni che il CAFTA arrecherà al paese, se non gli si spiega che cosa vuole dire questa sigla per loro e per la loro vita? E intanto, il Governo porta avanti una grossa campagna per convincere la gente che il CAFTA è positivo...La stessa cosa è successa con altri temi. C'è stato un periodo in cui realmente la gente pensava che la cosa migliore per risolvere il problema dell'energia fossero le privatizzazioni e solo dopo alcuni anni, si è resa conto che avevamo ragione, quando dicevamo che la privatizzazione sarebbe stata un fallimento. Una delle cose che dovremo fare è la creazione di correlazioni sociali Queste sono bandiere che se le alzi, ma non ci lavori su con la gente, diventano solo retorica. Il nostro lavoro deve essere puntato a creare correlazioni sociali, attraverso lo sviluppo del lavoro di una forza che si sta creando e che si rivendichi come sinistra e che assuma tutte le bandiere della sinistra. Quanti settori di quelli che oggi formano la Alianza MRS crede che seguirebbero questa ipotesi?Io credo che sarebbe la maggioranza. Molti di quelli che all'inizio avevano posizioni più moderate, hanno assunto oggi posizioni più radicali su questi temi.Ti faccio un esempio. Una figura come quella di Ernesto Cardenal, che è una figura che ha avuto sempre posizioni molto radicali in tutti i forum mondiali in difesa dell'umanità, nella sua relazione con temi come il neoliberismo, la politica imperialista, il problema della Palestina. Abbiamo molte figure di questo tipo e cerchiamo di mantenerci uniti attorno ad un progetto. Quando Izquierda Democrática decise di appoggiare il progetto di Herty Lewites, lei mi disse che era ancora molto presto per parlare di un Programma di Governo e che, al momento giusto, avreste messo sul tavolo i contenuti che consideravate più importanti per voi.Quanto del Programma della Alianza MRS raccoglie questi contenuti? L'équipe che ha lavorato alla stesura del Programma della Alianza MRS aveva un compito che consideriamo cruciale per la sinistra. Crediamo che, senza una crescita economica ed una distribuzione equilibrata della ricchezza, non ci sia la possibilità di uscire dal pantano in cui si trovano le masse di nicaraguensi.Il nostro programma presenta misure molto concrete in relazione alla distribuzione della ricchezza, misure che si distanziano in modo molto radicale dalle politiche neoliberiste che hanno prevalso fino ad oggi.Ci sono anche progetti di rottura nei confronti delle condizioni imposte dal FMI, come l'incremento della spesa per l'Istruzione fino al raggiungimento del 7 per cento del PIL o il tema di una politica estera di non allineamento con nessuna potenza. Ovviamente, noi avremmo voluto che la nostra Alianza avesse una posizione molto più forte e decisa contro il neoliberismo, più a sinistra. Logicamente bisognava anche pensare al contesto elettorale.Io continuo a credere che il nostro campo principale di disputa avrebbe dovuto essere quello della sinistra e non tanto quello degli indecisi o degli indefiniti. Questo ci avrebbe dato più risultati con la base sandinista, ma la correlazione di forze all'interno della Alianza non l'ha permesso.Una cosa interessante è che una delle riserve che molta gente aveva nei confronti della Alianza MRS, era che stavamo combattendo il caudillismo di Daniel Ortega, ma che anche Herty Lewites appariva come una figura caudillista, perché il progetto si incentrava molto sulla sua figura.La morte di Herty ha messo in evidenza che, oltre alla sua figura, esistevano una volontà di cambiamento e la volontà di un settore della popolazione e del sandinismo che volevano che il progetto continuasse. Volevano che la Alianza restasse unita per costruire una nuova forza. Un forza che crediamo debba essere profondamente vincolata all'ideologia sandinista, che è parte della nostra storia ed è l'ombelico della nostra identità, con politiche profondamente di sinistra. Questo creerà sicuramente problemi, perché queste cose richiedono dibattiti, discussioni ed il Movimiento de Rescate al Sandinismo, all'interno del quale si posiziona Izquierda Democrática, è la parte principale di questa Alianza. Secondo i sondaggi sembra che alla fine ci saranno quattro forze molto consistenti nel nuovo Parlamento. Avete già discusso su come vi muoverete a livello di alleanze o negoziazioni? Abbiamo discusso sui punti che consideriamo essenziali come la rimozione del Patto libero-sandinista, la non rielezione presidenziale, la riduzione del numero dei deputati e le riforme costituzionali.Su questi punti dovremo cercare accordi con alcune figure del liberalismo e con alcune figure che pensiamo si possano staccare dal danielismo, perché il gruppo parlamentare del FSLN non ci sembra monolitico come nel passato.Dovremo creare sinergie e contatti dipendendo dal tema. Se il FSLN propone un tema che consideriamo importante per la popolazione, voteremo insieme ai suoi deputati e faremo lo stesso con le altre forze presenti in Parlamento.La cosa fondamentale sarà riuscire ad evitare che si riproponga il patto bicefalo, in cui due persone si siedono e decidono per gli altri, ma credo che con la nuova correlazione di forze non sia più possibile.Mancando poche ore al voto, quale è la reale aspettativa della Alianza MRS? Credete davvero di poter vincere al primo turno? I sondaggi dicono che esiste una grande percentuale di gente che non ha ancora definito il suo voto. Lo studio che abbiamo fatto sulla simpatia nei confronti della nostra Alianza e dei nostri candidati, ci dà il pieno diritto ad avere grosse aspettative e che buona parte di questa percentuale voti per noi, con un atteggiamento güegüense (voto segreto e contrario a ciò che si è annunciato), che ha sempre predominato nelle elezioni precedenti. Crediamo di poter essere tra i primi due. Questa è la nostra aspettativa e dobbiamo dirlo con sincerità. Sappiamo anche che esiste una percentuale di persone che pubblicamente dice di votare per il danielismo, perché lavorano nel Comune, perché hanno una certa dipendenza spirituale storica, ma che alla fine ci hanno detto che voteranno per noi. Nel caso di un ballottaggio tra Daniel Ortega e un candidato liberale, la Alianza MRS darebbe indicazioni di voto? Stiamo cominciando a discutere di questo, ma per il momento non abbiamo ancora una posizione definita.© (Testo Giorgio Trucchi -Ass. Italia-Nicaragua gtrucchi@itanica.org )Inserimento in data 4 Novembre 2006
http://www.novena.it/informaborto/2006/57.htm
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