GB: A 18 ANNI INCINTA DI 2 GEMELLE SIAMESI, RIFIUTA ABORTO
Roma, 24 nov. - (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Laura Williams, britannica, ha appena 18 anni e sta per diventare mamma. Sara' la piu' giovane madre, nel Regno Unito, di due gemelle siamesi che dovrebbero nascere questa settimana con parto cesareo. Una nascita non priva di rischi. Solo una coppia su 4 di queste gemelle speciali, che condividono parti del loro corpo e organi, sopravvive nelle prime 24 ore. Eppure Laura non si arrende e vuole essere ottimista: ha deciso di non abortire, nonostante il consiglio dei medici, e ha scelto i nomi delle piccole: Faith e Hope (i beneaugurali Fede e Speranza). La donna e il marito, Aled, stanno per volare a Londra, dove avverra' il cesareo. Le nasciture sono unite dallo sterno all'ombelico, ma ognuna ha il suo piccolo cuore che batte separatamente. Laura, arrivata alla 35esima settimana, racconta sul 'Mail on Sunday' che i medici le avevano prospettato la possibilita' di considerare un'interruzione volontaria di gravidanza, dopo aver visto le condizioni delle bimbe con un'ecografia alla dodicesima settimana. La chance di sopravvivenza di gemelli siamesi sono piuttosto basse e spesso i camici bianchi sono costretti a sacrificarne uno per salvare almeno chi ha piu' probabilita' di superare il parto e i giorni successivi. "A volte penso al peggio - confessa la giovane futura mamma - cosi' sono preparata a qualunque cosa possa accade. Ma se andra' tutto bene, saro' davvero felice. Se sono venute al mondo e hanno fatto tutta questa strada, dobbiamo sperare che facciano anche il resto", afferma riferendosi alle piccole. (segue)
(Sal/Pn/Adnkronos)
24-NOV-08 14:50
http://iltempo.ilsole24ore.com/adnkronos/?q=YToxOntzOjEyOiJ4bWxfZmlsZW5hbWUiO3M6MjE6IkFETjIwMDgxMTI0MTQ1MDI4LnhtbCI7fQ==
ARTICOLI CONTRO L'ABORTO-ARTICOLI CHE DICHIARANO L'ABORTO UN CRIMINE CONTRO L'UMANITA'-ARTICOLI CHE SPIEGANO CHE IL FETO E' UNA PERSONA DOTATA DI UN'ANIMA SPIRITUALE.
lunedì 24 novembre 2008
mercoledì 24 settembre 2008
Boom della pillola del giorno dopo
Allarme aborti tra le giovanissime
Boom della pillola del giorno dopo
Più che raddoppiate (+ 59%) in sei anni le vendite della pillola del giorno dopo. A prenderle sono donne dai 14 ai 20 anni nel 55% dei casi. Crollano le vendite dei preservativi
ROMA, 24 settembre 2008 - Aumentano in Italia i consumi della pillola del giorno dopo fra le più giovani, ma non degli altri contraccettivi. Le vendite del contraccettivo d'emergenza hanno registrato un +59,5% dal 2001, anno dell'arrivo in commercio, al 2007: in particolare, si è passati da 320 mila scatole nel 2006 alle 374 mila dello scorso anno. A prenderle sono donne dai 14 ai 20 anni nel 55% dei casi.
Cala, invece, l'uso del preservativo, e non certo per il prezzo: dopo un pesante ribasso, si nota una lieve ripresa negli anni 2006-07, ma ancora molto lontana dal picco di massima protezione del periodo 1995-99. Solo un 20% di donne, infine, assume la pillola.
Sono i dati illustrati dagli esperti, in una conferenza a Londra in vista della Giornata mondiale della contraccezione, che si celebra il 26 settembre. «Dalle gravidanze indesiderate si corre ai ripari solo dopo aver rischiato - sottolinea Alessandra Graziottin, direttore del Centro di ginecologia e sessuologia medica dell'ospedale san Raffaele Resnati di Milano - ma non prima, con un'assunzione di responsabilità condivisa. Non ci si protegge però dalle malattie sessualmente trasmesse».
http://quotidianonet.ilsole24ore.com/salute/2008/09/24/120587-allarme_aborti_giovanissime.shtml
Boom della pillola del giorno dopo
Più che raddoppiate (+ 59%) in sei anni le vendite della pillola del giorno dopo. A prenderle sono donne dai 14 ai 20 anni nel 55% dei casi. Crollano le vendite dei preservativi
ROMA, 24 settembre 2008 - Aumentano in Italia i consumi della pillola del giorno dopo fra le più giovani, ma non degli altri contraccettivi. Le vendite del contraccettivo d'emergenza hanno registrato un +59,5% dal 2001, anno dell'arrivo in commercio, al 2007: in particolare, si è passati da 320 mila scatole nel 2006 alle 374 mila dello scorso anno. A prenderle sono donne dai 14 ai 20 anni nel 55% dei casi.
Cala, invece, l'uso del preservativo, e non certo per il prezzo: dopo un pesante ribasso, si nota una lieve ripresa negli anni 2006-07, ma ancora molto lontana dal picco di massima protezione del periodo 1995-99. Solo un 20% di donne, infine, assume la pillola.
Sono i dati illustrati dagli esperti, in una conferenza a Londra in vista della Giornata mondiale della contraccezione, che si celebra il 26 settembre. «Dalle gravidanze indesiderate si corre ai ripari solo dopo aver rischiato - sottolinea Alessandra Graziottin, direttore del Centro di ginecologia e sessuologia medica dell'ospedale san Raffaele Resnati di Milano - ma non prima, con un'assunzione di responsabilità condivisa. Non ci si protegge però dalle malattie sessualmente trasmesse».
http://quotidianonet.ilsole24ore.com/salute/2008/09/24/120587-allarme_aborti_giovanissime.shtml
lunedì 4 agosto 2008
LA PILLOLA DEL GIORNO DOPO-ALLE DONNE VA DETTA LA VERITA'
La pillola abortiva del giorno dopo 1290 18/10/2005
ALLE DONNE VA DETTA LA VERITÀ
SULLA PILLOLA DEL GIORNO DOPO
Marina Corradi - Avvenire 23/09/05
L'alt alla sperimentazione della pillola abortiva Ru 486 imposto dal ministro alla Sanità sarebbe una reazione cattolica «alla pretesa delle donne di abortire senza una adeguata dose di sofferenza», secondo Miriam Mafai. «Un accanimento contro le donne», per la responsabile femminile dei Ds, Barbara Pollastrini. Dunque, "le" donne italiane pretendono il diritto all'aborto chimico e il Potere si accanisce contro "le" donne. Parrebbe, a leggere i quotidiani, che queste signore, insieme ad altre come Margherita Boniver («L'ennesimo tentativo di colpevolizzare le donne»), insomma a un drappello di femministe di lungo corso con scarso ricambio generazionale, rappresentino l'intera popolazione femminile italiana: che insorge contro l'obbligo dell'aborto chirurgico, là dove è ormai possibile prendere una pillola e risolvere il problema in maniera più "soft".
Al di là delle ragioni cliniche che hanno indetto il ministero a bloccare la sperimentazione, emerge fra le righe l'apprezzamento per questo aborto che farebbe soffrire di meno, e perciò sarebbe oggetto del veto catto-reazionario. Ciò che una ragazza che ascolti impara è che esiste un modo di interrompere la gravidanza "semplice", mandando giù una pillola, e che invece la si vuol costringere alla sala operatoria, in una mistica del dolore.
Quanto invece le Mafai e le Pollastrini non dicono è che quella pillola ci mette ben tre giorni, a liberarti del figlio che aspetti. La prima dose blocca i recettori del progesterone, l'ormone che sviluppa il tessuto uterino. Quando, 48 ore dopo, l'embrione è morto, la seconda parte del trattamento ne provoca l'espulsione. In tutto, tre giorni per un'agonia dentro se stesse. Tre giorni che possono essere interminabili, per tutte le donne che a quell'aborto sono arrivate magari per solitudine, o paura, o povert à, ma sanno che comunque ciò che stanno perdendo era un figlio - per quelle che chiamano le cose con il loro nome. Davvero è meglio questa lunga dolorosa attesa piuttosto del taglio netto di un intervento? Davvero conta così poco ciò che passa nei pensieri di una donna in quel silenzioso aspettare che la vita che stava crescendoti dentro, eliminata chimicamente, abbandoni il tuo corpo? Perché dire questa bugia a una generazione di ragazze, che, non sapendo, penseranno all'aborto in pillola come a qualcosa di più sopportabile, e saranno magari tentate - non sapendo - di usarlo come un estremo anticoncezionale d'emergenza?
L'altra mistificazione, sta in quella pretesa del drappello tardofemminista di parlare a nome "delle" donne. La pretesa delle donne di abortire senza sofferenza, «accanimento contro le donne», dicono, con la sottesa affermazione di essere portavoce dell'universo femminile tutto. Come se tutte le donne, in quanto tali, fossero schierate dietro di loro. Il che ricorda l'appello di Emma Bonino a pochi giorni dal referendum: "le" donne portino mariti, fratelli, figli a votare. A votare come la Bonino, sottinteso: immaginando ancora questa monade femminile, obbedientemente allineata nei dogmi del vecchio femminismo.
E, il giorno dopo, qualcuna a lamentarsi: «Le donne non hanno capito, le donne ci hanno tradito». In realtà, quelle donne avevano capito benissimo, e semplicemente non si riconoscevano né in quella battaglia, né nelle loro pretese rappresentanti. Dietro le alfiere del femminismo, erano rimaste in poche. Perché oggi ci sono tante donne diverse: cattoliche, o laiche ma con precise convinzioni sulla maternità. Ci sono e sono tante quelle che hanno abortito, e vorrebbero non averlo fatto. Ci sono quelle che non sanno ancora, e a cui non è giusto raccontare storie di aborto "semp lice". Di modo che, quando si sente una del solito drappello intonare il lamento: «È contro le donne», sarebbe opportuno dirle di parlare per sé e per quelle che davvero rappresenta. Ma non, per favore, in nostro nome.
L'alt alla sperimentazione della pillola abortiva Ru 486 imposto dal ministro alla Sanità sarebbe una reazione cattolica «alla pretesa delle donne di abortire senza una adeguata dose di sofferenza», secondo Miriam Mafai. «Un accanimento contro le donne», per la responsabile femminile dei Ds, Barbara Pollastrini. Dunque, "le" donne italiane pretendono il diritto all'aborto chimico e il Potere si accanisce contro "le" donne. Parrebbe, a leggere i quotidiani, che queste signore, insieme ad altre come Margherita Boniver («L'ennesimo tentativo di colpevolizzare le donne»), insomma a un drappello di femministe di lungo corso con scarso ricambio generazionale, rappresentino l'intera popolazione femminile italiana: che insorge contro l'obbligo dell'aborto chirurgico, là dove è ormai possibile prendere una pillola e risolvere il problema in maniera più "soft".
Al di là delle ragioni cliniche che hanno indetto il ministero a bloccare la sperimentazione, emerge fra le righe l'apprezzamento per questo aborto che farebbe soffrire di meno, e perciò sarebbe oggetto del veto catto-reazionario. Ciò che una ragazza che ascolti impara è che esiste un modo di interrompere la gravidanza "semplice", mandando giù una pillola, e che invece la si vuol costringere alla sala operatoria, in una mistica del dolore.
Quanto invece le Mafai e le Pollastrini non dicono è che quella pillola ci mette ben tre giorni, a liberarti del figlio che aspetti. La prima dose blocca i recettori del progesterone, l'ormone che sviluppa il tessuto uterino. Quando, 48 ore dopo, l'embrione è morto, la seconda parte del trattamento ne provoca l'espulsione. In tutto, tre giorni per un'agonia dentro se stesse. Tre giorni che possono essere interminabili, per tutte le donne che a quell'aborto sono arrivate magari per solitudine, o paura, o povert à, ma sanno che comunque ciò che stanno perdendo era un figlio - per quelle che chiamano le cose con il loro nome. Davvero è meglio questa lunga dolorosa attesa piuttosto del taglio netto di un intervento? Davvero conta così poco ciò che passa nei pensieri di una donna in quel silenzioso aspettare che la vita che stava crescendoti dentro, eliminata chimicamente, abbandoni il tuo corpo? Perché dire questa bugia a una generazione di ragazze, che, non sapendo, penseranno all'aborto in pillola come a qualcosa di più sopportabile, e saranno magari tentate - non sapendo - di usarlo come un estremo anticoncezionale d'emergenza?
L'altra mistificazione, sta in quella pretesa del drappello tardofemminista di parlare a nome "delle" donne. La pretesa delle donne di abortire senza sofferenza, «accanimento contro le donne», dicono, con la sottesa affermazione di essere portavoce dell'universo femminile tutto. Come se tutte le donne, in quanto tali, fossero schierate dietro di loro. Il che ricorda l'appello di Emma Bonino a pochi giorni dal referendum: "le" donne portino mariti, fratelli, figli a votare. A votare come la Bonino, sottinteso: immaginando ancora questa monade femminile, obbedientemente allineata nei dogmi del vecchio femminismo.
E, il giorno dopo, qualcuna a lamentarsi: «Le donne non hanno capito, le donne ci hanno tradito». In realtà, quelle donne avevano capito benissimo, e semplicemente non si riconoscevano né in quella battaglia, né nelle loro pretese rappresentanti. Dietro le alfiere del femminismo, erano rimaste in poche. Perché oggi ci sono tante donne diverse: cattoliche, o laiche ma con precise convinzioni sulla maternità. Ci sono e sono tante quelle che hanno abortito, e vorrebbero non averlo fatto. Ci sono quelle che non sanno ancora, e a cui non è giusto raccontare storie di aborto "semp lice". Di modo che, quando si sente una del solito drappello intonare il lamento: «È contro le donne», sarebbe opportuno dirle di parlare per sé e per quelle che davvero rappresenta. Ma non, per favore, in nostro nome.
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LA PILLOLA RU 486
non è in vendita in Italia - almeno per il momento
di Mario Palmaro
La pillola RU 486 introduce l'aborto “fai da te”. Sperimentata in un ospedale piemontese. Diabolico obiettivo: aggirare l'obiezione di coscienza di medici e infermieri antiabortisti e rendere la donna unica protagonista dell'uccisione del suo bambino.
Il grande scienziato francese Jérome Lejeune l'aveva definita senza troppi giri di parole: un "pesticida umano". Ora la RU 486, la pillola che provoca l'aborto se assunta entro il secondo mese di gravidanza, è sbarcata anche in Italia. Il via libera è arrivato dal Comitato etico della Regione Piemonte, che nell'ottobre 2002 ha approvato la sperimentazione di questo prodotto chimico presso l'ospedale Sant'Anna.
Dal gennaio 2003 i nascituri di Torino cominceranno a essere uccisi con questo nuovo sistema, che verrà testato su 400 donne incinte.
Che cos'è la RU 486
La RU 486 è un prodotto chimico a base di Mifepristone, un potente antiormone che interrompe l'annidamento dell'embrione nell'utero e provoca l'aborto del concepito. La RU 486 - che non può essere definita un farmaco, poiché non serve a curare una patologia - viene assunta dalla donna come una normale pastiglia. Trascorsi tre giorni, i medici somministrano alla madre una sostanza che induce le contrazioni e provoca l'espulsione dell'embrione nel 60% dei casi. Poiché la procedura è dolorosa e non esente da complicanze per la donna, per ora la somministrazione della pastiglia deve avvenire in ambiente ospedaliero, dove la donna stessa verrà tenuta in osservazione per alcune ore dopo l'aborto, e visitata di nuovo circa 15 giorni dopo.
Un po' di storia
La RU 486 è stata prodotta dai laboratori della Roussel Uclaf, una società controllata dal Governo francese e dal gruppo tedesco Hoechst. Non è un caso che nella genealogia delle aziende chimiche tedesche compaia anche la l.G. Farben, che produceva il famigerato Zyclon B., il gas omicida usato da Hitler. La RU 486 è usata da 10 anni in Francia, mentre è sbarcata negli Usa nel 2000. Un comunicato stampa del 23 giugno 1988 dimostra il coinvolgimento dell'ONU nella realizzazione del prodotto: è la stessa Roussel Uclaf a dichiarare di "averlo sviluppato in collaborazione con l'Organizzazione mondiale della sanità e l'Unfpa", che sono agenzie ONU. È evidente che il prodotto sarebbe utilissimo per "diradare" le popolazioni dei paesi poveri, soprattutto dove non esistano presidi chirurgici adeguati per promuovere l'aborto su scala mondiale. In Italia, di RU 486 si iniziò a parlare nel 1989, quando l'allora sottosegretario alla sanità, la socialista Elena Marinucci, ne caldeggiò (senza successo) l'adozione nel nostro Paese.
Ora l'operazione è riuscita per iniziativa dei soliti radicali e di alcuni medici abortisti in quella Torino che è la città di don Bosco ma anche della massoneria e del satanismo. Nulla avviene per caso.
Aspetti giuridici
1. La prima considerazione da fare è che la RU 486 non è che uno fra i tanti modi con cui è possibile uccidere l'innocente. Viene presentata come uno strumento "umanitario" così come i giacobini offrirono alle vittime del Terrore la ghigliottina, considerata "umanitaria" rispetto alla fucilazione e alla forca. La conclusione era in entrambi i casi la morte dei condannati. Dunque, la radice di ogni male è rappresentato da una legge “integralmente iniqua” - come la 194/1978 nel caso dell'Italia - che ammette l'autodeterminazione della donna, affidando al suo totale arbitrio la vita del concepito. Posto questo antiprincipio aberrante, tutto diventa possibile.
2. Uno degli scopi meno evidenti ma più diabolici della RU 486 è l'aggiramento della obiezione di coscienza. Potrà accadere infatti che, un aborto chimico "iniziato" qualche giorno prima, presenti delle complicanze tali da richiedere l'intervento del personale ospedaliero. A questo punto, in casi di urgenza e rischio per la salute della donna, un medico o un infermiere obiettore di turno si vedranno costretti dalla legge a continuare l'opera nefanda dei colleghi abortisti.
3. Nel consenso informato che viene firmato dalla donna prima di iniziare il "trattamento", la gestante viene avvertita che in caso di "fallimento" - vale a dire se il nascituro sopravvive alla dose di veleno - il nascituro andrà incontro a rischi per la sua salute, e che in ogni caso l'aborto potrà essere ottenuto a quel punto solo con un intervento chirurgico.
4. Va anche aggiunto che questa pastiglia rende la donna protagonista dell'atto abortivo: è lei che "dà la morte" al proprio figlio, ingerendo la RU 486. Si invertono i ruoli tipici dell'aborto chirurgico: il medico non più protagonista ma assistente; la donna non più passiva ma protagonista dell'atto omicida.
Verso l'aborto "fai da te"
1. Ove la RU 486 venga usata dentro le procedure previste dalla 194, essa difficilmente può essere dichiarata "fuori legge", almeno nel senso formale del termine. Diverso è il discorso di un suo utilizzo "privatistico", che configurerebbe una violazione palese delle pur blande misure di controllo poste dalla Legge 194.
2. L'aborto avviene oggi normalmente con modalità chirurgiche particolarmente raccapriccianti. La donna deve sottoporsi a un intervento, all'anestesia totale, e ai rischi per la sua salute (pur modesti) connessi all'intervento. La RU 486 risponde al tentativo di rendere sempre più normale, semplice, sicuro e nascosto l'aborto.
3. In una prima fase, questo obiettivo è piuttosto arduo da raggiungere, perché con la RU 486 la donna vive per certi versi in presa diretta l'aborto molto più che nell'atto chirurgico: trascorre tre giorni sapendo che ormai ha attivato una procedura inarrestabile di avvelenamento del figlio, inarrestabile anche in caso di ripensamento; e "vede" il figlio espulso da sé come un vero e proprio rifiuto. Orribile.
4. Ma, d'altro canto, non si deve sottovalutare la possibilità di perfezionare questa arma chimica, tentando di eliminare i rischi di sanguinamento, la dolorosità, la "visibilità" dell'embrione espulso; affinandola insomma a tal punto da renderla agibile in farmacia come un normale prodotto da banco.
5. Si realizza in questo modo l'ultimo stadio della "normalizzazione" dell'aborto, che così sembra scomparire dalla società perché sfugge a ogni rilievo statistico e a ogni azione dissuasiva dei “pro life”, per diventare una faccenda completamente privata. Con la conseguenza di un incallimento delle coscienze che rende - in questo senso - più grave l'aborto chimico di quello chirurgico. Come scrisse Francesco Migliori, "Caino non deve più nascondersi".
La punta di un iceberg
Attenzione: il polverone sollevato dalla RU 486 non deve distrarci dalla corretta percezione della realtà: oggi, in Italia, l'aborto chimico è già attuato nella totale indifferenza delle leggi e dei codici deontologici della classe medica. Le donne usano la spirale o IUD, senza sapere che essa non è un contraccettivo ma provoca aborti. Inoltre, per iniziativa dell'ex ministro della sanità Umberto Veronesi, è disponibile in farmacia il Norlevo, prodotto dalla Angelini farmaceutica: una "pillola del giorno dopo" che provoca l'aborto ogni volta che sia assunta a seguito di un rapporto fertile. L'attuale ministro potrebbe ritirare questo prodotto con provvedimento analogo ma opposto a quello del suo predecessore, per sospetta compatibilità con la legge 194 vigente.
Effetti abortivi possono essere ottenuti attraverso l'uso combinato di pillole regolarmente in commercio, prodotte con finalità contraccettiva, ma capaci di impedire l'annidamento se miscelate in un certo modo. Perfino la classica pillola, assunta dalla donna con l'intento di impedire il concepimento, ha un effetto remoto ma assolutamente certo di carattere abortivo: una verità scomoda troppo spesso taciuta. Ne riparleremo.
Ricorda
"C'è qualcosa di terribilmente repellente in questa procedura. La giustificazione che nobiliterebbe il ricorso al nuovo veleno è che il rischio di complicanze per la madre diverrebbe irrilevante. Da dove nasce questo rischio? Da una decisione sommamente ingiusta o liberamente presa, quella di uccidere l'innocente. Si abbia il coraggio di dirlo apertamente: si è finalmente scoperto il modo di uccidere nel quale l'assassino non corre più alcun rischio serio" (L'Osservatore Romano, 12 novembre 1989).
© Il Timone - n. 23 Gennaio/Febbraio 2003
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LA VOCE CATTOLICA
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ALLE DONNE VA DETTA LA VERITÀ
SULLA PILLOLA DEL GIORNO DOPO
Marina Corradi - Avvenire 23/09/05
L'alt alla sperimentazione della pillola abortiva Ru 486 imposto dal ministro alla Sanità sarebbe una reazione cattolica «alla pretesa delle donne di abortire senza una adeguata dose di sofferenza», secondo Miriam Mafai. «Un accanimento contro le donne», per la responsabile femminile dei Ds, Barbara Pollastrini. Dunque, "le" donne italiane pretendono il diritto all'aborto chimico e il Potere si accanisce contro "le" donne. Parrebbe, a leggere i quotidiani, che queste signore, insieme ad altre come Margherita Boniver («L'ennesimo tentativo di colpevolizzare le donne»), insomma a un drappello di femministe di lungo corso con scarso ricambio generazionale, rappresentino l'intera popolazione femminile italiana: che insorge contro l'obbligo dell'aborto chirurgico, là dove è ormai possibile prendere una pillola e risolvere il problema in maniera più "soft".
Al di là delle ragioni cliniche che hanno indetto il ministero a bloccare la sperimentazione, emerge fra le righe l'apprezzamento per questo aborto che farebbe soffrire di meno, e perciò sarebbe oggetto del veto catto-reazionario. Ciò che una ragazza che ascolti impara è che esiste un modo di interrompere la gravidanza "semplice", mandando giù una pillola, e che invece la si vuol costringere alla sala operatoria, in una mistica del dolore.
Quanto invece le Mafai e le Pollastrini non dicono è che quella pillola ci mette ben tre giorni, a liberarti del figlio che aspetti. La prima dose blocca i recettori del progesterone, l'ormone che sviluppa il tessuto uterino. Quando, 48 ore dopo, l'embrione è morto, la seconda parte del trattamento ne provoca l'espulsione. In tutto, tre giorni per un'agonia dentro se stesse. Tre giorni che possono essere interminabili, per tutte le donne che a quell'aborto sono arrivate magari per solitudine, o paura, o povert à, ma sanno che comunque ciò che stanno perdendo era un figlio - per quelle che chiamano le cose con il loro nome. Davvero è meglio questa lunga dolorosa attesa piuttosto del taglio netto di un intervento? Davvero conta così poco ciò che passa nei pensieri di una donna in quel silenzioso aspettare che la vita che stava crescendoti dentro, eliminata chimicamente, abbandoni il tuo corpo? Perché dire questa bugia a una generazione di ragazze, che, non sapendo, penseranno all'aborto in pillola come a qualcosa di più sopportabile, e saranno magari tentate - non sapendo - di usarlo come un estremo anticoncezionale d'emergenza?
L'altra mistificazione, sta in quella pretesa del drappello tardofemminista di parlare a nome "delle" donne. La pretesa delle donne di abortire senza sofferenza, «accanimento contro le donne», dicono, con la sottesa affermazione di essere portavoce dell'universo femminile tutto. Come se tutte le donne, in quanto tali, fossero schierate dietro di loro. Il che ricorda l'appello di Emma Bonino a pochi giorni dal referendum: "le" donne portino mariti, fratelli, figli a votare. A votare come la Bonino, sottinteso: immaginando ancora questa monade femminile, obbedientemente allineata nei dogmi del vecchio femminismo.
E, il giorno dopo, qualcuna a lamentarsi: «Le donne non hanno capito, le donne ci hanno tradito». In realtà, quelle donne avevano capito benissimo, e semplicemente non si riconoscevano né in quella battaglia, né nelle loro pretese rappresentanti. Dietro le alfiere del femminismo, erano rimaste in poche. Perché oggi ci sono tante donne diverse: cattoliche, o laiche ma con precise convinzioni sulla maternità. Ci sono e sono tante quelle che hanno abortito, e vorrebbero non averlo fatto. Ci sono quelle che non sanno ancora, e a cui non è giusto raccontare storie di aborto "semp lice". Di modo che, quando si sente una del solito drappello intonare il lamento: «È contro le donne», sarebbe opportuno dirle di parlare per sé e per quelle che davvero rappresenta. Ma non, per favore, in nostro nome.
L'alt alla sperimentazione della pillola abortiva Ru 486 imposto dal ministro alla Sanità sarebbe una reazione cattolica «alla pretesa delle donne di abortire senza una adeguata dose di sofferenza», secondo Miriam Mafai. «Un accanimento contro le donne», per la responsabile femminile dei Ds, Barbara Pollastrini. Dunque, "le" donne italiane pretendono il diritto all'aborto chimico e il Potere si accanisce contro "le" donne. Parrebbe, a leggere i quotidiani, che queste signore, insieme ad altre come Margherita Boniver («L'ennesimo tentativo di colpevolizzare le donne»), insomma a un drappello di femministe di lungo corso con scarso ricambio generazionale, rappresentino l'intera popolazione femminile italiana: che insorge contro l'obbligo dell'aborto chirurgico, là dove è ormai possibile prendere una pillola e risolvere il problema in maniera più "soft".
Al di là delle ragioni cliniche che hanno indetto il ministero a bloccare la sperimentazione, emerge fra le righe l'apprezzamento per questo aborto che farebbe soffrire di meno, e perciò sarebbe oggetto del veto catto-reazionario. Ciò che una ragazza che ascolti impara è che esiste un modo di interrompere la gravidanza "semplice", mandando giù una pillola, e che invece la si vuol costringere alla sala operatoria, in una mistica del dolore.
Quanto invece le Mafai e le Pollastrini non dicono è che quella pillola ci mette ben tre giorni, a liberarti del figlio che aspetti. La prima dose blocca i recettori del progesterone, l'ormone che sviluppa il tessuto uterino. Quando, 48 ore dopo, l'embrione è morto, la seconda parte del trattamento ne provoca l'espulsione. In tutto, tre giorni per un'agonia dentro se stesse. Tre giorni che possono essere interminabili, per tutte le donne che a quell'aborto sono arrivate magari per solitudine, o paura, o povert à, ma sanno che comunque ciò che stanno perdendo era un figlio - per quelle che chiamano le cose con il loro nome. Davvero è meglio questa lunga dolorosa attesa piuttosto del taglio netto di un intervento? Davvero conta così poco ciò che passa nei pensieri di una donna in quel silenzioso aspettare che la vita che stava crescendoti dentro, eliminata chimicamente, abbandoni il tuo corpo? Perché dire questa bugia a una generazione di ragazze, che, non sapendo, penseranno all'aborto in pillola come a qualcosa di più sopportabile, e saranno magari tentate - non sapendo - di usarlo come un estremo anticoncezionale d'emergenza?
L'altra mistificazione, sta in quella pretesa del drappello tardofemminista di parlare a nome "delle" donne. La pretesa delle donne di abortire senza sofferenza, «accanimento contro le donne», dicono, con la sottesa affermazione di essere portavoce dell'universo femminile tutto. Come se tutte le donne, in quanto tali, fossero schierate dietro di loro. Il che ricorda l'appello di Emma Bonino a pochi giorni dal referendum: "le" donne portino mariti, fratelli, figli a votare. A votare come la Bonino, sottinteso: immaginando ancora questa monade femminile, obbedientemente allineata nei dogmi del vecchio femminismo.
E, il giorno dopo, qualcuna a lamentarsi: «Le donne non hanno capito, le donne ci hanno tradito». In realtà, quelle donne avevano capito benissimo, e semplicemente non si riconoscevano né in quella battaglia, né nelle loro pretese rappresentanti. Dietro le alfiere del femminismo, erano rimaste in poche. Perché oggi ci sono tante donne diverse: cattoliche, o laiche ma con precise convinzioni sulla maternità. Ci sono e sono tante quelle che hanno abortito, e vorrebbero non averlo fatto. Ci sono quelle che non sanno ancora, e a cui non è giusto raccontare storie di aborto "semp lice". Di modo che, quando si sente una del solito drappello intonare il lamento: «È contro le donne», sarebbe opportuno dirle di parlare per sé e per quelle che davvero rappresenta. Ma non, per favore, in nostro nome.
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LA PILLOLA RU 486
non è in vendita in Italia - almeno per il momento
di Mario Palmaro
La pillola RU 486 introduce l'aborto “fai da te”. Sperimentata in un ospedale piemontese. Diabolico obiettivo: aggirare l'obiezione di coscienza di medici e infermieri antiabortisti e rendere la donna unica protagonista dell'uccisione del suo bambino.
Il grande scienziato francese Jérome Lejeune l'aveva definita senza troppi giri di parole: un "pesticida umano". Ora la RU 486, la pillola che provoca l'aborto se assunta entro il secondo mese di gravidanza, è sbarcata anche in Italia. Il via libera è arrivato dal Comitato etico della Regione Piemonte, che nell'ottobre 2002 ha approvato la sperimentazione di questo prodotto chimico presso l'ospedale Sant'Anna.
Dal gennaio 2003 i nascituri di Torino cominceranno a essere uccisi con questo nuovo sistema, che verrà testato su 400 donne incinte.
Che cos'è la RU 486
La RU 486 è un prodotto chimico a base di Mifepristone, un potente antiormone che interrompe l'annidamento dell'embrione nell'utero e provoca l'aborto del concepito. La RU 486 - che non può essere definita un farmaco, poiché non serve a curare una patologia - viene assunta dalla donna come una normale pastiglia. Trascorsi tre giorni, i medici somministrano alla madre una sostanza che induce le contrazioni e provoca l'espulsione dell'embrione nel 60% dei casi. Poiché la procedura è dolorosa e non esente da complicanze per la donna, per ora la somministrazione della pastiglia deve avvenire in ambiente ospedaliero, dove la donna stessa verrà tenuta in osservazione per alcune ore dopo l'aborto, e visitata di nuovo circa 15 giorni dopo.
Un po' di storia
La RU 486 è stata prodotta dai laboratori della Roussel Uclaf, una società controllata dal Governo francese e dal gruppo tedesco Hoechst. Non è un caso che nella genealogia delle aziende chimiche tedesche compaia anche la l.G. Farben, che produceva il famigerato Zyclon B., il gas omicida usato da Hitler. La RU 486 è usata da 10 anni in Francia, mentre è sbarcata negli Usa nel 2000. Un comunicato stampa del 23 giugno 1988 dimostra il coinvolgimento dell'ONU nella realizzazione del prodotto: è la stessa Roussel Uclaf a dichiarare di "averlo sviluppato in collaborazione con l'Organizzazione mondiale della sanità e l'Unfpa", che sono agenzie ONU. È evidente che il prodotto sarebbe utilissimo per "diradare" le popolazioni dei paesi poveri, soprattutto dove non esistano presidi chirurgici adeguati per promuovere l'aborto su scala mondiale. In Italia, di RU 486 si iniziò a parlare nel 1989, quando l'allora sottosegretario alla sanità, la socialista Elena Marinucci, ne caldeggiò (senza successo) l'adozione nel nostro Paese.
Ora l'operazione è riuscita per iniziativa dei soliti radicali e di alcuni medici abortisti in quella Torino che è la città di don Bosco ma anche della massoneria e del satanismo. Nulla avviene per caso.
Aspetti giuridici
1. La prima considerazione da fare è che la RU 486 non è che uno fra i tanti modi con cui è possibile uccidere l'innocente. Viene presentata come uno strumento "umanitario" così come i giacobini offrirono alle vittime del Terrore la ghigliottina, considerata "umanitaria" rispetto alla fucilazione e alla forca. La conclusione era in entrambi i casi la morte dei condannati. Dunque, la radice di ogni male è rappresentato da una legge “integralmente iniqua” - come la 194/1978 nel caso dell'Italia - che ammette l'autodeterminazione della donna, affidando al suo totale arbitrio la vita del concepito. Posto questo antiprincipio aberrante, tutto diventa possibile.
2. Uno degli scopi meno evidenti ma più diabolici della RU 486 è l'aggiramento della obiezione di coscienza. Potrà accadere infatti che, un aborto chimico "iniziato" qualche giorno prima, presenti delle complicanze tali da richiedere l'intervento del personale ospedaliero. A questo punto, in casi di urgenza e rischio per la salute della donna, un medico o un infermiere obiettore di turno si vedranno costretti dalla legge a continuare l'opera nefanda dei colleghi abortisti.
3. Nel consenso informato che viene firmato dalla donna prima di iniziare il "trattamento", la gestante viene avvertita che in caso di "fallimento" - vale a dire se il nascituro sopravvive alla dose di veleno - il nascituro andrà incontro a rischi per la sua salute, e che in ogni caso l'aborto potrà essere ottenuto a quel punto solo con un intervento chirurgico.
4. Va anche aggiunto che questa pastiglia rende la donna protagonista dell'atto abortivo: è lei che "dà la morte" al proprio figlio, ingerendo la RU 486. Si invertono i ruoli tipici dell'aborto chirurgico: il medico non più protagonista ma assistente; la donna non più passiva ma protagonista dell'atto omicida.
Verso l'aborto "fai da te"
1. Ove la RU 486 venga usata dentro le procedure previste dalla 194, essa difficilmente può essere dichiarata "fuori legge", almeno nel senso formale del termine. Diverso è il discorso di un suo utilizzo "privatistico", che configurerebbe una violazione palese delle pur blande misure di controllo poste dalla Legge 194.
2. L'aborto avviene oggi normalmente con modalità chirurgiche particolarmente raccapriccianti. La donna deve sottoporsi a un intervento, all'anestesia totale, e ai rischi per la sua salute (pur modesti) connessi all'intervento. La RU 486 risponde al tentativo di rendere sempre più normale, semplice, sicuro e nascosto l'aborto.
3. In una prima fase, questo obiettivo è piuttosto arduo da raggiungere, perché con la RU 486 la donna vive per certi versi in presa diretta l'aborto molto più che nell'atto chirurgico: trascorre tre giorni sapendo che ormai ha attivato una procedura inarrestabile di avvelenamento del figlio, inarrestabile anche in caso di ripensamento; e "vede" il figlio espulso da sé come un vero e proprio rifiuto. Orribile.
4. Ma, d'altro canto, non si deve sottovalutare la possibilità di perfezionare questa arma chimica, tentando di eliminare i rischi di sanguinamento, la dolorosità, la "visibilità" dell'embrione espulso; affinandola insomma a tal punto da renderla agibile in farmacia come un normale prodotto da banco.
5. Si realizza in questo modo l'ultimo stadio della "normalizzazione" dell'aborto, che così sembra scomparire dalla società perché sfugge a ogni rilievo statistico e a ogni azione dissuasiva dei “pro life”, per diventare una faccenda completamente privata. Con la conseguenza di un incallimento delle coscienze che rende - in questo senso - più grave l'aborto chimico di quello chirurgico. Come scrisse Francesco Migliori, "Caino non deve più nascondersi".
La punta di un iceberg
Attenzione: il polverone sollevato dalla RU 486 non deve distrarci dalla corretta percezione della realtà: oggi, in Italia, l'aborto chimico è già attuato nella totale indifferenza delle leggi e dei codici deontologici della classe medica. Le donne usano la spirale o IUD, senza sapere che essa non è un contraccettivo ma provoca aborti. Inoltre, per iniziativa dell'ex ministro della sanità Umberto Veronesi, è disponibile in farmacia il Norlevo, prodotto dalla Angelini farmaceutica: una "pillola del giorno dopo" che provoca l'aborto ogni volta che sia assunta a seguito di un rapporto fertile. L'attuale ministro potrebbe ritirare questo prodotto con provvedimento analogo ma opposto a quello del suo predecessore, per sospetta compatibilità con la legge 194 vigente.
Effetti abortivi possono essere ottenuti attraverso l'uso combinato di pillole regolarmente in commercio, prodotte con finalità contraccettiva, ma capaci di impedire l'annidamento se miscelate in un certo modo. Perfino la classica pillola, assunta dalla donna con l'intento di impedire il concepimento, ha un effetto remoto ma assolutamente certo di carattere abortivo: una verità scomoda troppo spesso taciuta. Ne riparleremo.
Ricorda
"C'è qualcosa di terribilmente repellente in questa procedura. La giustificazione che nobiliterebbe il ricorso al nuovo veleno è che il rischio di complicanze per la madre diverrebbe irrilevante. Da dove nasce questo rischio? Da una decisione sommamente ingiusta o liberamente presa, quella di uccidere l'innocente. Si abbia il coraggio di dirlo apertamente: si è finalmente scoperto il modo di uccidere nel quale l'assassino non corre più alcun rischio serio" (L'Osservatore Romano, 12 novembre 1989).
© Il Timone - n. 23 Gennaio/Febbraio 2003
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venerdì 11 luglio 2008
PILLOLA ABORTIVA-VENDUTA SUL WEB-ALLARME CONTRAFFAZIONI
ESTERI
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Crescono le vendite online: va a ruba proprio come il Viagra
Denuncia per il sito Women on web: pasticche non originali
Pillola abortiva, boom sul web
Ma è allarme contraffazioni
Confezioni di pillole abortive
LONDRA - Aborto fuorilegge? Dove è proibito, arriva internet. Nei Paesi dove l'interruzione di gravidanza non è praticabile, o strettamente controllata, le donne possono acquistare la Ru486, la pillola abortiva prodotta in Francia, con un semplice e veloce clic sul sito Women on web. La notizia della possibilità di acquistare questi medicinali in rete anche nei Paesi in cui la Ru486 non è in commercio, data oggi dalla Bbc online, ha creato allarme per la mancanza di assistenza medica durante la procedura e per il rischio di prodotti "taroccati"
L'indagine. Nella sola Irlanda del Nord e in oltre 70 Paesi dove l'aborto può avvenire solo con notevoli limitazioni, molte donne si sono rivolte al sito, come risulta dall'indagine condotta dal British Journal of Obstetrics and Gynaecology su 400 utenti del sito.
Per "Women on Web" vendere farmaci abortivi online è un aiuto per le donne e impedisce di ricorrere a pratiche poco sicure. E dal sito sottolineano che si spediscono i farmaci solo nei Paesi dove l'aborto è fortemente limitato e alle donne che dichiarano di essere incinta da meno di nove settimane.
Le polemiche. Gli attivisti per la vita giudicano "molto preoccupante" l'esistenza di siti del genere, mentre i medici ricordano i rischi dell'assunzione di farmaci senza il controllo di uno specialista. Secondo la ricerca del British Journal of Obstetrics and Gynaecology, circa l'8% delle donne che ha comprato le medicine per abortire sul sito, non le hai poi prese. Quasi l'11% si è dovuto comunque ricoverare e ricorrere a un intervento chirurgico per completare l'aborto, o perchè i farmaci non hanno completamente funzionato o per successiva emorragia. Il 58% delle donne intervistate si è detta comunque grata a Women on the Web per averle aiutate, il 31% ha definito l'esperienza "stressante ma accettabile".
La denuncia. Ma le polemiche non finiscono qui. L'azienda produttrice della pillola abortiva Ru486 ha presentato una denuncia nei confronti del sito per vendita online di farmaci contraffatti e "spacciati" per il loro prodotto. La pillola spedita a casa non sarebbe a base di mifepristone, ma di paracetamolo. "Ci siamo mossi - spiegano fonti interne dell'industria francese Exelgyn Laboratoires - perchè all'interno di quelle pillole non c'è il principio attivo della Ru486, cioè il mifepristone, bensì del paracetamolo", molecola presente nei comuni medicinali utilizzati contro i sintomi influenzali.
Farmacie online. Se la denuncia della Bbc non bastasse a ricordare che quando si fanno acquisti via web di farmaci bisogna sempre stare molto attenti, ecco l'indagine dall'European Alliance for Access to Safe Medicines (Eaasm). Condotta su un campione di oltre 100 siti per la vendita di prodotti farmaceutici online, ha riscontrato che ben 6 volte su 10 il farmaco acquistato sul web non è originale, l'informazione relativa non è corretta o, soprattutto, packaging e 'bugiardino' sono ingannevoli. Il 62% delle medicine acquistate presso farmacie virtuali è contraffatto o inadatto, dal momento che contengono solo in minima parte i principi attivi dichiarati in confezione.
(11 luglio 2008)
http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/esteri/pillola-aborto/pillola-aborto/pillola-aborto.html
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Crescono le vendite online: va a ruba proprio come il Viagra
Denuncia per il sito Women on web: pasticche non originali
Pillola abortiva, boom sul web
Ma è allarme contraffazioni
Confezioni di pillole abortive
LONDRA - Aborto fuorilegge? Dove è proibito, arriva internet. Nei Paesi dove l'interruzione di gravidanza non è praticabile, o strettamente controllata, le donne possono acquistare la Ru486, la pillola abortiva prodotta in Francia, con un semplice e veloce clic sul sito Women on web. La notizia della possibilità di acquistare questi medicinali in rete anche nei Paesi in cui la Ru486 non è in commercio, data oggi dalla Bbc online, ha creato allarme per la mancanza di assistenza medica durante la procedura e per il rischio di prodotti "taroccati"
L'indagine. Nella sola Irlanda del Nord e in oltre 70 Paesi dove l'aborto può avvenire solo con notevoli limitazioni, molte donne si sono rivolte al sito, come risulta dall'indagine condotta dal British Journal of Obstetrics and Gynaecology su 400 utenti del sito.
Per "Women on Web" vendere farmaci abortivi online è un aiuto per le donne e impedisce di ricorrere a pratiche poco sicure. E dal sito sottolineano che si spediscono i farmaci solo nei Paesi dove l'aborto è fortemente limitato e alle donne che dichiarano di essere incinta da meno di nove settimane.
Le polemiche. Gli attivisti per la vita giudicano "molto preoccupante" l'esistenza di siti del genere, mentre i medici ricordano i rischi dell'assunzione di farmaci senza il controllo di uno specialista. Secondo la ricerca del British Journal of Obstetrics and Gynaecology, circa l'8% delle donne che ha comprato le medicine per abortire sul sito, non le hai poi prese. Quasi l'11% si è dovuto comunque ricoverare e ricorrere a un intervento chirurgico per completare l'aborto, o perchè i farmaci non hanno completamente funzionato o per successiva emorragia. Il 58% delle donne intervistate si è detta comunque grata a Women on the Web per averle aiutate, il 31% ha definito l'esperienza "stressante ma accettabile".
La denuncia. Ma le polemiche non finiscono qui. L'azienda produttrice della pillola abortiva Ru486 ha presentato una denuncia nei confronti del sito per vendita online di farmaci contraffatti e "spacciati" per il loro prodotto. La pillola spedita a casa non sarebbe a base di mifepristone, ma di paracetamolo. "Ci siamo mossi - spiegano fonti interne dell'industria francese Exelgyn Laboratoires - perchè all'interno di quelle pillole non c'è il principio attivo della Ru486, cioè il mifepristone, bensì del paracetamolo", molecola presente nei comuni medicinali utilizzati contro i sintomi influenzali.
Farmacie online. Se la denuncia della Bbc non bastasse a ricordare che quando si fanno acquisti via web di farmaci bisogna sempre stare molto attenti, ecco l'indagine dall'European Alliance for Access to Safe Medicines (Eaasm). Condotta su un campione di oltre 100 siti per la vendita di prodotti farmaceutici online, ha riscontrato che ben 6 volte su 10 il farmaco acquistato sul web non è originale, l'informazione relativa non è corretta o, soprattutto, packaging e 'bugiardino' sono ingannevoli. Il 62% delle medicine acquistate presso farmacie virtuali è contraffatto o inadatto, dal momento che contengono solo in minima parte i principi attivi dichiarati in confezione.
(11 luglio 2008)
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venerdì 2 maggio 2008
PILLOLA DEL GIORNO DOPO
Aborto, allarme dei ginecologi: troppe pillole del giorno dopo
di Redazione (redazione@vita.it)
02/05/2008
In sette anni l'uso è cresciuto del 60%, fanno sapere i ginecologi riuniti a Praga al X Congresso Europeo di Contraccezione
Le giovanissime scelgono sempre piu' spesso la contraccezione di emergenza (pillola del giorno dopo) come un metodo di routine: in 7 anni il consumo e' aumentato del 60%. I ginecologi, riuniti a Praga al X Congresso Europeo di Contraccezione, lanciano l' allarme sul ricorso improprio a questo metodo. I dati sono chiari: in Italia nel 2006 ne sono state vendute 320.000, il 55% a chi ha meno di 20 anni, e il trend e' in crescita, tanto che nel 2007 si e' arrivati a circa 370 mila.
''Le ragazze spesso sottovalutano l'impatto di questo farmaco, un vero shock ormonale - commenta Rossella Nappi, ginecologa dell'Universita' degli Studi di Pavia -. Per questo va rinforzata l'informazione e l'educazione sulla contraccezione consapevole. Gli anticoncezionali ormonali sono i piu' sicuri e possono essere consigliati anche alle giovanissime. In particolare, possiamo rassicurare le ragazze su uno dei piu' temuti effetti indesiderati : l'aumento di peso. La paura di ingrassare infatti e' uno dei motivi che scoraggia le piu' giovani dall'utilizzo della pillola anticoncezionale e le spinge a rivolgersi verso altri metodi, meno sicuri. Oggi, grazie al progestinico di quarta generazione, il drospirenone, il rischio di chili di troppo e' del tutto superato. Il drospirenone, grazie alla sua particolare formulazione, ha effetto contro la ritenzione idrica, e permette di non ''gonfiare''.
Caratteristiche che gli danno il primato di pillola piu' utilizzata al mondo. Dobbiamo impegnarci per far giungere messaggi positivi alle donne perche' l'Italia, nonostante alcuni segnali di ripresa, rimane agli ultimi posti in Europa per l'utilizzo di metodi contraccettivi''. Insistere nell'opera di informazione su questi temi e sull'educazione sessuale e' proprio la strada scelta dalla campagna ''Scegli tu'' promossa dalla SIGO (Societa' Italiana di Ginecologia e Ostetricia) con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per i Diritti e le Pari Opportunita'.
''Un progetto che ha gia' registrato i primi segnali di successo, ma che vogliamo continuare a rafforzare - commenta il prof. Giorgio Vittori, presidente SIGO (Societa' Italiana di Ginecologia e Ostetricia) -. A maggio distribuiremo opuscoli informativi a tutti i ragazzi che si apprestano ad affrontare l'esame di maturita'''. Il tema del ricorso appropriato ai vari metodi contraccettivi oggi disponibili e' al centro del Congresso Europeo, che vede riuniti oltre 3.000 esperti da tutto il continente. In particolare si dibatte su come promuovere l'utilizzo di anticoncezionali fra le piu' giovani e come combattere il fenomeno delle gravidanze in eta' scolare che in alcuni Paesi e' una vera e propria emergenza.
''Il nostro obiettivo e' far capire alle ragazze che assumere un anticoncezionale ormonale e' la scelta piu' sicura e piu' rispettosa verso di se' - commenta il prof. Emilio Arisi, responsabile della Ginecologia dell'Ospedale Santa Chiara di Trento -. Per questo vogliamo innanzitutto sfatare i molti pregiudizi che ancora circolano, di cui quello sul peso e' in assoluto il piu' duro a morire. Una contraccezione sicura e consapevole e' il primo passo per vivere con serenita' la propria vita sessuale. Un passaggio che tutte le ragazze dovrebbero compiere dopo aver ricevuto un'informazione adeguata da fonti qualificate''.
Fra queste vi e' in primo luogo il medico di famiglia: ''Noi siamo spesso i primi a confrontarci con le ragazze - afferma la dott.ssa Raffaella Michieli, segretario nazionale della Societa' Italiana di Medicina Generale (SIMG) -. E' quindi nostro dovere sforzarci di parlare di piu', cercare occasioni di stimolo e approfondimento, non 'sfuggire' questi temi ma anzi affrontarli noi in prima persona per consigliarle ed evitare che si trovino messe di fronte a scelte drammatiche o comunque pesanti dal punto di vista della salute, fisica e psichica''.
La sinergia fra medicina di famiglia e specialisti e' uno degli obiettivi condivisi a livello europeo, e in questo il nostro Paese si dimostra all'avanguardia con numerosi progetti gia' in campo sia sulla contraccezione che su altri temi di grande rilievo sociale come la depressione post partum o la salute delle donne immigrate. Sensibilita' che conferma il prestigio della ginecologia italiana anche a livello internazionale: proprio a Roma si celebrera' infatti il prossimo Congresso Mondiale nel 2012.
http://www.vita.it/articolo/index.php3?NEWSID=93173
Aborto, allarme dei ginecologi: troppe pillole del giorno dopo
di Redazione (redazione@vita.it)
02/05/2008
In sette anni l'uso è cresciuto del 60%, fanno sapere i ginecologi riuniti a Praga al X Congresso Europeo di Contraccezione
Le giovanissime scelgono sempre piu' spesso la contraccezione di emergenza (pillola del giorno dopo) come un metodo di routine: in 7 anni il consumo e' aumentato del 60%. I ginecologi, riuniti a Praga al X Congresso Europeo di Contraccezione, lanciano l' allarme sul ricorso improprio a questo metodo. I dati sono chiari: in Italia nel 2006 ne sono state vendute 320.000, il 55% a chi ha meno di 20 anni, e il trend e' in crescita, tanto che nel 2007 si e' arrivati a circa 370 mila.
''Le ragazze spesso sottovalutano l'impatto di questo farmaco, un vero shock ormonale - commenta Rossella Nappi, ginecologa dell'Universita' degli Studi di Pavia -. Per questo va rinforzata l'informazione e l'educazione sulla contraccezione consapevole. Gli anticoncezionali ormonali sono i piu' sicuri e possono essere consigliati anche alle giovanissime. In particolare, possiamo rassicurare le ragazze su uno dei piu' temuti effetti indesiderati : l'aumento di peso. La paura di ingrassare infatti e' uno dei motivi che scoraggia le piu' giovani dall'utilizzo della pillola anticoncezionale e le spinge a rivolgersi verso altri metodi, meno sicuri. Oggi, grazie al progestinico di quarta generazione, il drospirenone, il rischio di chili di troppo e' del tutto superato. Il drospirenone, grazie alla sua particolare formulazione, ha effetto contro la ritenzione idrica, e permette di non ''gonfiare''.
Caratteristiche che gli danno il primato di pillola piu' utilizzata al mondo. Dobbiamo impegnarci per far giungere messaggi positivi alle donne perche' l'Italia, nonostante alcuni segnali di ripresa, rimane agli ultimi posti in Europa per l'utilizzo di metodi contraccettivi''. Insistere nell'opera di informazione su questi temi e sull'educazione sessuale e' proprio la strada scelta dalla campagna ''Scegli tu'' promossa dalla SIGO (Societa' Italiana di Ginecologia e Ostetricia) con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per i Diritti e le Pari Opportunita'.
''Un progetto che ha gia' registrato i primi segnali di successo, ma che vogliamo continuare a rafforzare - commenta il prof. Giorgio Vittori, presidente SIGO (Societa' Italiana di Ginecologia e Ostetricia) -. A maggio distribuiremo opuscoli informativi a tutti i ragazzi che si apprestano ad affrontare l'esame di maturita'''. Il tema del ricorso appropriato ai vari metodi contraccettivi oggi disponibili e' al centro del Congresso Europeo, che vede riuniti oltre 3.000 esperti da tutto il continente. In particolare si dibatte su come promuovere l'utilizzo di anticoncezionali fra le piu' giovani e come combattere il fenomeno delle gravidanze in eta' scolare che in alcuni Paesi e' una vera e propria emergenza.
''Il nostro obiettivo e' far capire alle ragazze che assumere un anticoncezionale ormonale e' la scelta piu' sicura e piu' rispettosa verso di se' - commenta il prof. Emilio Arisi, responsabile della Ginecologia dell'Ospedale Santa Chiara di Trento -. Per questo vogliamo innanzitutto sfatare i molti pregiudizi che ancora circolano, di cui quello sul peso e' in assoluto il piu' duro a morire. Una contraccezione sicura e consapevole e' il primo passo per vivere con serenita' la propria vita sessuale. Un passaggio che tutte le ragazze dovrebbero compiere dopo aver ricevuto un'informazione adeguata da fonti qualificate''.
Fra queste vi e' in primo luogo il medico di famiglia: ''Noi siamo spesso i primi a confrontarci con le ragazze - afferma la dott.ssa Raffaella Michieli, segretario nazionale della Societa' Italiana di Medicina Generale (SIMG) -. E' quindi nostro dovere sforzarci di parlare di piu', cercare occasioni di stimolo e approfondimento, non 'sfuggire' questi temi ma anzi affrontarli noi in prima persona per consigliarle ed evitare che si trovino messe di fronte a scelte drammatiche o comunque pesanti dal punto di vista della salute, fisica e psichica''.
La sinergia fra medicina di famiglia e specialisti e' uno degli obiettivi condivisi a livello europeo, e in questo il nostro Paese si dimostra all'avanguardia con numerosi progetti gia' in campo sia sulla contraccezione che su altri temi di grande rilievo sociale come la depressione post partum o la salute delle donne immigrate. Sensibilita' che conferma il prestigio della ginecologia italiana anche a livello internazionale: proprio a Roma si celebrera' infatti il prossimo Congresso Mondiale nel 2012.
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lunedì 28 aprile 2008
DIMINUISCE L'ABORTO-AUMENTANO GLI OBIETTORI
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23 aprile 2008
Diminuiscono gli interventi
Obiettori l'83% dei ginecologi: aborto negato
Raddoppiati in 4 anni. Aumentano anche gli anestesisti contrari. La Campania ha il tasso minore di aborti dopo la 12esima settimana
NAPOLI — Aborto sempre più difficile in Campania. Negli ultimi quattro anni è raddoppiato il numero dei ginecologi che si dichiarano contrari alle interruzioni di gravidanza. Si tratta del più alto tasso di medici obiettori di coscienza: l'83%. La media nazionale è invece del 69,2% (contro il 58,7% del 2003). La percentuale campana è seconda solo alla Sicilia che detiene il record dell' 84%. Un dato che fa riflettere, se si considera che nel 2003 in Campania solo il 44,1% dei ginecologi si dichiarava contrario all'interruzione di gravidanza. In aumento il numero degli obiettori anche tra gli anestesisti: dal 40,4 al 73,7% e nella categoria del personale non medico, dal 41,1 all'84,3%. Ieri, martedì 22, la ministra della Salute Livia Turco ha trasmesso al Parlamento la relazione annuale sull'attuazione della legge 194 del 1978, contenente le «Norme per la tutela sociale della maternità e per l'interruzione volontaria di gravidanza », presentando i dati del 2007.
In tutt'Italia diminuisce il numero degli aborti del 3% rispetto al 2006 (nell'anno appena trascorso sono state 127.038 le interruzioni gravidanza) e la Campania rispecchia la media nazionale: 11.687 gli aborti nel 2007, con un tasso di abortività del 7,9% (su un campione di 1000 donne dai 15 ai 49 anni). Continuano a diminuire gli aborti tra le donne italiane, mentre si incrementano quelli delle straniere (più 4,5% rispetto al 2005). Il tema delle interruzioni di gravidanza torna quindi al centro dell'attenzione, a poco più di due mesi dalle polemiche scaturite dal blitz della polizia nella clinica ostetrica del secondo Policlinico di Napoli, durante l'aborto terapeutico di una donna alla ventunesima settimana. La Campania, però, è anche la regione con la più bassa percentuale di aborti dopo la dodicesima settimana: solo 0.4%, mentre la media nazionale è del 2,9%.
Ma perché aumentano gli antiaboristi? «Nonostante ci siano sempre meno medici cattolici nella nostra regione — risponde Giovanni Di Minno, direttore generale dell'Asl Napoli 1 — sempre più ginecologi scelgono di non interrompere le gravidanze. Ci sono altre spiegazioni ». Il docente di medicina interna della Federico II ammette anche che: «In realtà la legge 194 non è mai stata applicata del tutto. Qui da noi, così come nel resto d'Italia. La rete di assistenza alle donne deve essere ancora realizzata e la formazione per i medici e per gli infermieri non é ancora partita in maniera seria».
Qualche giorno fa il manager ha tenuto una riunione con la ginecologa Rosetta Papa, responsabile dell'area di Coordinamento Materno-Infantile dell'Asl Na1 per affrontare il problema con nuovi provvedimenti. I dati del ministero confermano il dramma degli aborti illegali: quindicimila nel 2005. L'Istituto Superiore di Sanità lancia l'allarme contando che ci sono almeno 55 aborti clandestini ogni giorno. Dopo l'intervento della Turco, ora la parola passa alle Regioni. La ministra ieri ha ribadito che: «La relazione è uno strumento istituzionale per indirizzare coerentemente le scelte programmatorie territoriali, con la raccomandazione di rafforzare prevenzione e formazione». Inoltre le donne che in Campania scelgono di interrompere la gravidanza secondo la legge 194 s'imbattono in altri ostacoli. Disorganizzazione della rete dei consultori familiari e carenza di strutture sanitarie specializzate.
Alessandra Barone
Copyright 2004 © Rcs Quotidiani Spa
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23 aprile 2008
Diminuiscono gli interventi
Obiettori l'83% dei ginecologi: aborto negato
Raddoppiati in 4 anni. Aumentano anche gli anestesisti contrari. La Campania ha il tasso minore di aborti dopo la 12esima settimana
NAPOLI — Aborto sempre più difficile in Campania. Negli ultimi quattro anni è raddoppiato il numero dei ginecologi che si dichiarano contrari alle interruzioni di gravidanza. Si tratta del più alto tasso di medici obiettori di coscienza: l'83%. La media nazionale è invece del 69,2% (contro il 58,7% del 2003). La percentuale campana è seconda solo alla Sicilia che detiene il record dell' 84%. Un dato che fa riflettere, se si considera che nel 2003 in Campania solo il 44,1% dei ginecologi si dichiarava contrario all'interruzione di gravidanza. In aumento il numero degli obiettori anche tra gli anestesisti: dal 40,4 al 73,7% e nella categoria del personale non medico, dal 41,1 all'84,3%. Ieri, martedì 22, la ministra della Salute Livia Turco ha trasmesso al Parlamento la relazione annuale sull'attuazione della legge 194 del 1978, contenente le «Norme per la tutela sociale della maternità e per l'interruzione volontaria di gravidanza », presentando i dati del 2007.
In tutt'Italia diminuisce il numero degli aborti del 3% rispetto al 2006 (nell'anno appena trascorso sono state 127.038 le interruzioni gravidanza) e la Campania rispecchia la media nazionale: 11.687 gli aborti nel 2007, con un tasso di abortività del 7,9% (su un campione di 1000 donne dai 15 ai 49 anni). Continuano a diminuire gli aborti tra le donne italiane, mentre si incrementano quelli delle straniere (più 4,5% rispetto al 2005). Il tema delle interruzioni di gravidanza torna quindi al centro dell'attenzione, a poco più di due mesi dalle polemiche scaturite dal blitz della polizia nella clinica ostetrica del secondo Policlinico di Napoli, durante l'aborto terapeutico di una donna alla ventunesima settimana. La Campania, però, è anche la regione con la più bassa percentuale di aborti dopo la dodicesima settimana: solo 0.4%, mentre la media nazionale è del 2,9%.
Ma perché aumentano gli antiaboristi? «Nonostante ci siano sempre meno medici cattolici nella nostra regione — risponde Giovanni Di Minno, direttore generale dell'Asl Napoli 1 — sempre più ginecologi scelgono di non interrompere le gravidanze. Ci sono altre spiegazioni ». Il docente di medicina interna della Federico II ammette anche che: «In realtà la legge 194 non è mai stata applicata del tutto. Qui da noi, così come nel resto d'Italia. La rete di assistenza alle donne deve essere ancora realizzata e la formazione per i medici e per gli infermieri non é ancora partita in maniera seria».
Qualche giorno fa il manager ha tenuto una riunione con la ginecologa Rosetta Papa, responsabile dell'area di Coordinamento Materno-Infantile dell'Asl Na1 per affrontare il problema con nuovi provvedimenti. I dati del ministero confermano il dramma degli aborti illegali: quindicimila nel 2005. L'Istituto Superiore di Sanità lancia l'allarme contando che ci sono almeno 55 aborti clandestini ogni giorno. Dopo l'intervento della Turco, ora la parola passa alle Regioni. La ministra ieri ha ribadito che: «La relazione è uno strumento istituzionale per indirizzare coerentemente le scelte programmatorie territoriali, con la raccomandazione di rafforzare prevenzione e formazione». Inoltre le donne che in Campania scelgono di interrompere la gravidanza secondo la legge 194 s'imbattono in altri ostacoli. Disorganizzazione della rete dei consultori familiari e carenza di strutture sanitarie specializzate.
Alessandra Barone
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http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/cronache/articoli/2008/04_Aprile/23/aborti_medici.html
RELAZIONE SULL'INTERRUZIONE DI GRAVIDANZA
Relazione sull'interruzione volontaria di gravidanza
Il Ministro Livia Turco ha trasmesso al Parlamento la nuova Relazione annuale sull'attuazione della legge 194. Dai dati è evidente come continui a diminuire il ricorso all'aborto da parte delle donne italiane, mentre cresce quello delle immigrate e aumenta l'obiezione di coscienza.
La relazione contiene i dati preliminari per l'anno 2007 e i dati definitivi per l'anno 2006. I dati relativi al 2007, con un totale di 127.038 IVG, evidenziano un ulteriore calo del 3% rispetto al dato definitivo del 2006 (131.018 casi) e un decremento del 45,9% rispetto al 1982, anno in cui si è registrato il più alto ricorso all'IVG (234.801 casi).
Continua la diminuzione delle IVG tra le donne italiane: i dati definitivi relativi all'anno 2006 evidenziano infatti 90.587 IVG, con una riduzione del 3,7% rispetto al 2005 e di oltre il 60% rispetto al 1982, anno in cui più numerose sono state le IVG. Viceversa, le IVG sono incrementate tra le donne straniere: in totale 40.431 nel 2006 ( 4,5% rispetto al 2005), pari al 31,6% del totale (nel 2005 erano il 29,6%).
In merito al fenomeno degli aborti clandestini, nella Relazione di quest'anno viene presentata una nuova stima aggiornata del 2005 che si ferma ad un'ipotesi massima di 15 mila aborti effettuati al di fuori della legge 194, correggendo al ribasso le precedenti stime che indicavano tale soglia attorno ai 20 mila aborti clandestini. Il dato riguarda solo le donne italiane, in quanto non si dispone di stime affidabili degli indici riproduttivi per le donne straniere.
Si conferma, quindi, la contemporanea diminuzione dell'abortività legale e clandestina tra le donne italiane. Infine, sono stati presentati i dati reali relativi all'obiezione di coscienza, aggiornati dalle Regioni (i precedenti risalivano all'anno 2003, in taluni casi all'anno 1999), che mostrano un forte incremento in tutta Italia.
L'obiezione è infatti aumentata per i ginecologi dal 58,7% al 69,2%; per gli anestesisti, dal 45,7% al 50,4%; per il personale non medico, dal 38,6% al 42,6%.
Al Sud l'aumento è ancora maggiore e in alcune Regioni addirittura i dati raddoppiano. Nelle conclusioni alla sua relazione il Ministro della Salute Livia Turco sottolinea che: "la legge 194/78, con la legalizzazione dell'aborto, ha favorito la sostanziale riduzione della richiesta di IVG, grazie alla promozione di un maggiore e più efficace ricorso a metodi di procreazione consapevoli, alternativi all'aborto, secondo gli auspici della legge" e che "la legge 194/78 ha permesso un cambiamento sostanziale del fenomeno abortivo nel nostro paese, nonostante la sua applicazione possa essere ulteriormente migliorata".
In conclusione, il Ministro Livia Turco sottolinea che "assumendo la piena applicazione della legge 194/1978 come priorità delle scelte di sanità pubblica, non si ravvisa la necessità di una sua modifica, ma viceversa si sottolinea la necessità di un rinnovato impegno programmatorio e operativo da parte di tutte le istituzioni competenti e delle/degli operatrici/operatori dei servizi".
Il Ministro Turco, inoltre, "evidenziando la complessità dei valori etici che i legislatori hanno consegnato alle istituzioni e alla società nel suo insieme, ribadisce che la legge è stata e continua a essere non solo efficace, ma saggia e lungimirante, profondamente rispettosa dei principi etici della tutela della salute della donna e della responsabilità femminile rispetto alla procreazione, del valore sociale della maternità e del valore della vita umana dal suo inizio".
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http://www.vitadidonna.it/news/2008/04/relazione-sullinterruzione-volontaria.html
Il Ministro Livia Turco ha trasmesso al Parlamento la nuova Relazione annuale sull'attuazione della legge 194. Dai dati è evidente come continui a diminuire il ricorso all'aborto da parte delle donne italiane, mentre cresce quello delle immigrate e aumenta l'obiezione di coscienza.
La relazione contiene i dati preliminari per l'anno 2007 e i dati definitivi per l'anno 2006. I dati relativi al 2007, con un totale di 127.038 IVG, evidenziano un ulteriore calo del 3% rispetto al dato definitivo del 2006 (131.018 casi) e un decremento del 45,9% rispetto al 1982, anno in cui si è registrato il più alto ricorso all'IVG (234.801 casi).
Continua la diminuzione delle IVG tra le donne italiane: i dati definitivi relativi all'anno 2006 evidenziano infatti 90.587 IVG, con una riduzione del 3,7% rispetto al 2005 e di oltre il 60% rispetto al 1982, anno in cui più numerose sono state le IVG. Viceversa, le IVG sono incrementate tra le donne straniere: in totale 40.431 nel 2006 ( 4,5% rispetto al 2005), pari al 31,6% del totale (nel 2005 erano il 29,6%).
In merito al fenomeno degli aborti clandestini, nella Relazione di quest'anno viene presentata una nuova stima aggiornata del 2005 che si ferma ad un'ipotesi massima di 15 mila aborti effettuati al di fuori della legge 194, correggendo al ribasso le precedenti stime che indicavano tale soglia attorno ai 20 mila aborti clandestini. Il dato riguarda solo le donne italiane, in quanto non si dispone di stime affidabili degli indici riproduttivi per le donne straniere.
Si conferma, quindi, la contemporanea diminuzione dell'abortività legale e clandestina tra le donne italiane. Infine, sono stati presentati i dati reali relativi all'obiezione di coscienza, aggiornati dalle Regioni (i precedenti risalivano all'anno 2003, in taluni casi all'anno 1999), che mostrano un forte incremento in tutta Italia.
L'obiezione è infatti aumentata per i ginecologi dal 58,7% al 69,2%; per gli anestesisti, dal 45,7% al 50,4%; per il personale non medico, dal 38,6% al 42,6%.
Al Sud l'aumento è ancora maggiore e in alcune Regioni addirittura i dati raddoppiano. Nelle conclusioni alla sua relazione il Ministro della Salute Livia Turco sottolinea che: "la legge 194/78, con la legalizzazione dell'aborto, ha favorito la sostanziale riduzione della richiesta di IVG, grazie alla promozione di un maggiore e più efficace ricorso a metodi di procreazione consapevoli, alternativi all'aborto, secondo gli auspici della legge" e che "la legge 194/78 ha permesso un cambiamento sostanziale del fenomeno abortivo nel nostro paese, nonostante la sua applicazione possa essere ulteriormente migliorata".
In conclusione, il Ministro Livia Turco sottolinea che "assumendo la piena applicazione della legge 194/1978 come priorità delle scelte di sanità pubblica, non si ravvisa la necessità di una sua modifica, ma viceversa si sottolinea la necessità di un rinnovato impegno programmatorio e operativo da parte di tutte le istituzioni competenti e delle/degli operatrici/operatori dei servizi".
Il Ministro Turco, inoltre, "evidenziando la complessità dei valori etici che i legislatori hanno consegnato alle istituzioni e alla società nel suo insieme, ribadisce che la legge è stata e continua a essere non solo efficace, ma saggia e lungimirante, profondamente rispettosa dei principi etici della tutela della salute della donna e della responsabilità femminile rispetto alla procreazione, del valore sociale della maternità e del valore della vita umana dal suo inizio".
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